logo Scoutnet

alessandro marchiori

SI PUO' FARE COSI'

Pensieri di un capogruppo felice, infelice, insomma ...


Descrizione del Documento.:  Quali nodi, quali punti fermi, quali le attenzioni da avere. Esperienze e tanto altro materiale utile per qualsiasi conduzione o per migliorare le attività di un gruppo a partire dai singoli.

Contenuti Educativi.......: un importante stimolo a ripensare COSA e COME stiamo facendo nella nostra vita di gruppo di adulti. Un supporto al Capogruppo, figura fondamentale in ogni gruppo Scout.

Quota di Registrazione : il testo viene rilasciato con la formula dello "opinionware", occorre comunicare all'autore commenti, osservazioni, la nostra opinione.

informazioni sull'autore e sulla sua reperibilita'
Cognome e Nome..: Alessandro Marchiori
Indirizzo.......: alessandro.marchiori1@tin.it
CAP/Citta'/Prov.: Livorno

INTRODUZIONE

Questo libretto sarà forse una delusione per quelli che pensano di trovare risolti i loro problemi su come condurre la Comunità Capi e su come migliorare i rapporti tra le persone che la vivono. Quando si parla di persone non ci sono soluzioni definite; c'è solo la possibilità di vedere i problemi sotto molti punti di vista. Infatti, la cosa più difficile è riuscire vederli, a dare un nome ai problemi in tutti i loro aspetti. Le soluzioni poi le troviamo. Questo libretto non propone giochi di animazione, perché quelli si trovano nei libri, basta andarseli a cercare. Per molti problemi generali sono stato volutamente sbrigativo. La cosa più importante invece, ed è l'obiettivo del lavoro, è riuscire a mostrare la bellezza, la difficoltà e la complessità della figura del capogruppo che insieme alla Zona e alla Comunità Capi diventa una figura nodale dell'Agesci.
La Comunità Capi è fondamentale nella proposta scout e la maggior parte dei problemi di formazione, di continuità, di serietà e di qualità della proposta educativa che facciamo ai ragazzi ha le sue radici nella Comunità Capi. Per questo il capogruppo, visto nei suoi ruoli di animatore, di quadro, di coordinatore e di garante del metodo ha un compito importantissimo per il funzionamento del Gruppo.
Non sono sicuro di avere ragione. Sarebbe bene sentire questo libretto come una serie di consigli e di proposte che vengono dall'esperienza di un capogruppo, che vanno adattati alle singole situazioni che si vivono in ogni Comunità Capi, considerando le capacità e il carattere di ogni capo. Questo non significa lasciare tutto com'era prima. È un'occasione di confronto e le domande maturano sempre le persone. L'idea del diario è legata alla scelta di dare un aspetto pratico e vissuto ai problemi. Le domande non discusse e non risolte sono i nodi, e gli schemi che organizzano i discorsi sono i paletti.
Qualcuno troverà roba sua non citata. Mi sono servito, oltre che dei miei quaderni, di materiali pubblicati su internet e in pubblicazioni locali, specialmente per alcuni schemi e tabelle. Ringrazio tutti. In particolare Federica Guido e Marino, che sono stati i collaboratori più preziosi e Liliana, Ausilia e la coca del Mede I e del Rosignano I, che hanno accettato di pubblicare i materiali del Gruppo.
Alessandro Marchiori

Livorno Gennaio 2001


Alessandro Marchiori è insegnante di Lettere delle scuole superiori a Livorno. La sua esperienza didattica deriva dall’esperienza di Barbiana, dove ha conosciuto Don Milani e da quella del Villaggio Scolastico di Corea, presso le scuole sperimentali Pistelli di Corea.
Alessandro Marchiori è scout da quando aveva dodici anni. Ha fatto servizio come Capo Reparto e Capo Clan nei gruppi di Livorno. E’ stato capogruppo per anni e ha avuto modo di ripensare alle sue esperienze.
E’ stato responsabile della Formazione Capi della Toscana. Ha partecipato alle staff dei campi per capigruppo.
Come membro della Pattuglia Nazionale della Formazione Capi ha girato per anni l’Italia negli eventi di formazione per capigruppo. In genere ha trattato le problematiche della psicologia degli adulti e dei rapporti interni della Comunità Capi e si è specializzato sulle problematiche e le tecniche degli adulti in riunione.
Attualmente è membro del Consiglio di Zona di Livorno.




IPOTESI DI INDICE

La nostra coca. Chi c'è quest'anno
I COMPITI DEL CAPOGRUPPO
Il carisma e lo sviluppo delle persone; io sono una capogruppo di provenienza extrassociativa; capogruppo o animatore?; la pagella. la riunione di verifica del capogruppo; dove imparare il mestiere?; quando il capogruppo è un problema; il capogruppo e il rapporto con le branche; ansie legali e dintorni; la responsabilità legale; assicurazione: carlina a casa?; la scaramanzia; cosa voglio dalla Zona; perché mi hanno scelto?; la stima: da dove viene?; il capogruppo che è capo unità; nodi e difficoltà della nostra coca; le scimmie sulle spalle, guardarsi indietro e la fiducia; la coca come luogo felice; le ansie da capogruppo; difficile dire: vai da un'altra parte!; le firme importanti; proponimenti personali; Veronica può fare servizio come quadro; organizzare, organizzazione e organizzatori; lavorare in gruppo; perché è difficile lavorare in gruppo?; lo scoutismo tecnologico; la triade; la capogruppo e la diarchia
I COMPITI DELLA COCA
L'idea della coca; la depressione del capogruppo e cosa chiedono alla comunità capi; l'impegno negli scout e gli esami all'università; la corresponsabilità; ripartire da tre; lealtà associativa e censimenti; la comunità capi come gruppo di adulti; l'arcipelago e la coesione; comunità capi di paese; comunità capi di città; i genitori di seconda battuta; i numeri della coca; le fasi della storia di una comunità capi; coca: i perdenti, i vincenti e i primi della classe; no al padre nostro; educazione non emarginante, il messaggio del gruppo; attenzione alle iscrizioni; i rapporti con i genitori dei ragazzi con problemi; soldi soldi soldi soldi; le richieste di contributi; la cassa di gruppo; lo stile economico e la gita in bicicletta; la filosofia del porcile e la sede educativa; impianti e dintorni; il magazzino: guardate che quando avrete le cose non vi manchi lo spirito
L’ANIMAZIONE DELLA COCA
Poche chiacchiere, andiamo al sodo!; trentacinque volte l'anno, proposte di riunione di coca; le corriere del ritorno; la parola di Dio; il tempo è sacro; a difesa del tempo; una battaglia da non perdere, l'orario di inizio; le ansie e il contratto della serata; conseguenze di una riunione improvvisata e scavolata; l'ordine del giorno ovvero di cosa si discute stasera; un male cronico: le varie e il tempo delle riunioni; la fuga nel passato e le difese del gruppo; la cadenza delle riunioni; le decisioni che fatica!; l'avvocato del diavolo; il verbale della riunione; gli interventi dei politici; l'effetto specchio; il gioco degli adulti; la critica distruttiva; considerazioni sulla partecipazione; esiste un buon gruppo?; come dobbiamo formulare le domande; l'animazione della comunità capi; l'uscita di gruppo; ancora! il riciclaggio degli argomenti; la stampa associativa; celebrare; la coca è una comunità cristiana; l'uscita di coca; il fuoco di bivacco per adulti; vita di fede; la strada delle emozioni: una strada della fede; la revisione di unità in coca
ENTRARE E USCIRE DALLA COCA
Le entrate dei capi; la mancata partenza e il buon vicinato; il clan e il mercato delle vacche; le domande assurde e la cultura di lasciare entrare; la nomina a capo di Veronica; la porta che sbatte. le uscite dalla coca; quando un capo esce dalla coca; la cultura del ringraziare; verifica della coca sulla partenza; e quando escono i ragazzi?; Simone è uscito; handicap e coca; le caratteristiche di un capo; i giovani e le paure; il tirocinio e il tirocinante; affacciarsi e non cadere dalla finestra; mamma Eleonora; voglio una donna! la prima volta; la promessa di Francesco; la comunità capi e il patto associativo; le cerimonie di accoglienza e promessa; da noi di usa così; l'incontro con Valeria; i capi unità diventano formatori; il babbo dei capi; nessuno è entrato in chiesa; Francesco tirocinante e l'affidamento del tirocinio; la presentazione al camposcuola; Francesco dopo il camposcuola; i genitori in coca; i vecchi associativi; i capi a disposizione
I RAPPORTI INTERPERSONALI
I rapporti con i capi; lo zaino diverso; ma mi stai ascoltando?; l’ascolto a riunione; i silenzi cattivi; i silenzi sommersi; il clima che viene da lontano; gli staff e le risatine; coccolare/difendere o svezzare?; la mancanza di stima; occorre lasciare il tempo che il the si faccia; le contrapposizioni dei gruppi scout e le gemmazioni; il silenzio in famiglia; i fantasmi dagli armadi. gli argomenti micidiali; strategia vinco vinci. il compromesso; le coppie scoppiate; la cochetta; le razze di capi; i giovani e i vecchi; maschi e femmine; gli extrassociativi
I PROGETTI
il gioco degli scacchi e le difese di fronte al cambiamento; la barca a remi; la sceneggiata napoletana; il progetto educativo: il pavimento; il progetto educativo e i programmi; dobbiamo rivedere il progetto educativo; fondamenta, il progetto educativo e il progetto del capo; una riunione di coca che ha funzionato; l'ombrello e analisi dell'ambiente; agitarsi, la disponibilità dei capi e il futuro del gruppo; ...e si valutano le risorse; i genitori arrabbiati e offesi; ce la siamo voluta: i genitori arrabbiati; i progetti di unità; uscita di verifica del progetto educativo; i posti hanno un'anima; il potere nell'Agesci e l'assegnazione incarichi; il pesce e l'esca; le iscrizioni; la manualità; il branco: aprire?; la verifica dell'uscita dei passaggi; verifiche difesa e accusa; la frase vietata. le nostre verifiche; il rischio della coerenza e la proposta monca; punti critici della nostra coca; il progetto del capo; i monaci e la coca; mettersi in mutande? commento al progetto del capo; la continuità tra le branche
IL MONDO
I rapporti con gli altri gruppi scout; i rapporti con la regione scout; la stampa e l'ombrello; lealtà associativa e censimenti; gli inviti facili; le processioni. i rapporti con la parrocchia; la più laica delle associazioni ecclesiali; la nuova parrocchia: un arcipelago con molti ponti; le nostre capacità e la parrocchia; i momenti liturgici; i manovali della parrocchia e la presentazione del progetto educativo; i rapporti con il parroco; Natale; i capi gruppo e l'assistente ecclesiastico; i preti e i panda; capirsi; i rapporti con le altre associazioni della parrocchia; gli scout e le pubbliche relazioni; identità e immagine; gli affari nostri e le pubbliche relazioni; la discrezione e la radio serva scout; le visite durante le attività; gli indirizzari; lo scoutismo è una proposta scomoda; gli atteggiamenti dei capi di fronte al resto del mondo; la campagna elettorale e gli inviti; non ci capiscono: idee da far passare alle organizzazioni territoriali; il quartiere politico; il barista e le etichette politiche; le prese di posizione e le firme; i genitori; il tempo perso con i genitori; i capi giovani e l'atteggiamento paterno dei genitori¸ le cene; i genitori e gli incontri di presentazione del metodo; lo scautese; patti chiari: il contratto con i genitori, il camion e la caramella; la comunità capi e l'associazione.

LA NOSTRA COCA - CHI C'È QUEST'ANNO

CAPIGRUPPO Paola e Onorato
ASSISTENTE Don Francesco
CAPI CLAN Massimo e Veronica
CAPI DEL REPARTO FEMMINILE Enrica e Giulia
CAPI DEL REPARTO MASCHILE Marta, Sandro e Gigi
CAPI DEL BRANCO Marta, Lucia e Francesco
CAPI A DISPOSIZIONE: Gabriele e Liliana




I COMPITI DEL CAPOGRUPPO

dal diario di Paola

IL CARISMA E LO SVILUPPO DELLE PERSONE

Bisogna che ne parli con Onorato. Lui ha un carisma personale molto forte, che rischia di essere pericoloso. Esprime troppo spesso le sue opinioni e dice avrebbe fatto lui in quella data situazione. Dice cose giuste e sagge, che derivano dalla sua lunga esperienza. Ma il rischio è che si ripeta il rapporto come era vissuto nelle Unità, anche perché molti capi sono stati ragazzi suoi del clan. Gli devo proporre di esprimere la sua opinione in maniera più problematica. Altrimenti non permette la crescita dei capi della Coca. Un sintomo chiaro è che dopo che Onorato ha parlato, tutti stanno zitti e si fa come dice lui. Una situazione del genere può dare anche soddisfazione al capogruppo, ma a lungo andare diventa micidiale e pericolosa per la crescita dei capi e della Comunità Capi.


NODI

Di quale capogruppo ha bisogno questa coca?
Nello nostra coca l'abbiamo scelto o l'abbiamo trovato?
Perché è lui/lei?
Cosa gli/le chiediamo?

È ora di cambiare?



dal diario di Paola

IO SONO UNA CAPOGRUPPO DI PROVENIENZA EXTRASSOCIATIVA

Io sono una capogruppo di provenienza extrassociativa. Questa non è una caratteristica buona o cattiva, perché per fare il capogruppo occorrono delle caratteristiche che una persona adulta può avere anche se non ha fatto l'iter scout da giovane. All'inizio è stata dura: c'era un modo di fare che non capivo e non riuscivo ad accettare. Quando sono entrata in coca, c'era uno stile e un atteggiamento di critica pesante e personale che per una persona che viene dall'esterno è difficile accettare. Poi ho capito che si era in una fase dura di verifica della coca. Ma per una persona adulta è difficile imparare, adattarsi ad uno stile di critiche a volte pesanti che ci facciamo in coca: aumentava in me il bisogno di sicurezza personale, perché io che sono un capo extrassociativo sono più sensibile al giudizio delle persone e faccio più fatica a capire gli stati d'animo dei capi; alla base di tutte le critiche c'è una stima sostanziale che viene dalle esperienze di servizio con i ragazzi, che uniscono e permettono le critiche anche più feroci e sincere, ma permettono anche di accettarle.
Mi sono chiesta: come ho fatto a entrare e, specialmente, a restarci?
Sono diventata capogruppo dopo sei anni di servizio nella branca e/g. Io sono una testona e all'inizio ho cercato di capire, di leggere i sacri testi, di partecipare il più possibile alle attività con i ragazzi in vari modi e con vari ruoli. Quello che non riuscivo a capire lo chiedevo. Ho fatto fatica a capire il linguaggio dello scautese e mi sono mancati, almeno all'inizio, il confronto con le esperienze che altri della coca hanno fatto durante gli anni. Era stata lasciata sola, ed è andata bene. Ma è stato certamente un errore da parte della coca e del capogruppo.



dal diario di Francesco Assistente

CAPOGRUPPO O ANIMATORE?

È una diatriba già superata da tempo, dal Consiglio Nazionale dell'Ottantadue, quando a volte in coca c'era le due figure. Adesso il problema è risolto nell'unicità del capogruppo che fa anche da animatore o comunque fa in modo che la riunione o le altre attività fondamentali, cioè il Progetto educativo e il progetto del capo siano formulate e attuate ed è il tramite tra l'associazione e il gruppo scout.
Noi in coca l'abbiamo risolto dividendo il compito dell'animazione tra tutta la coca. Affidiamo l'animazione di certe serate a capi o a staff di branca. E poi l'animazione delle riunioni di coca sono una piccola parte del nostro impegno come capigruppo. La parte importante del nostro impegno è fuori dalle riunioni di coca.


dal diario di Onorato

LA PAGELLA. LA RIUNIONE DI VERIFICA DEL CAPOGRUPPO

Ci hanno dato la pagella. Ieri sera riunione di verifica della staff dei capigruppo. Abbiamo verificato tutto il lavoro che abbiamo fatto in coca e nel gruppo per attuare il nostro compito. È stato utile avere il programma che ci eravamo proposti: l'abbiamo trovato nel quadernone delle riunioni e su questo ci siamo verificati.
La coca aveva preparato queste domande a cui noi si doveva rispondere come verifica personale come verifica del nostro servizio.
Ognuno ha scelto le domande che riteneva più significative e ha risposto. Abbiamo risposto con la maggiore sincerità possibile. Abbiamo poi notato che nelle domande c'era molta psicologia e poca verifica della programmazione. Hanno mescolato le domande che andavano sul personale e quelle che verificavano la conduzione della coca. L'anno prossimo le diminuiamo e le cambiamo.


PALETTI
AUTOANALISI DEL CAPOGRUPPO

· so tenere una riunione tra adulti in maniera che sia utile e proficua
· conosco le dinamiche fondamentali di un gruppo di adulti
· sono consapevole dei contrasti e delle difficoltà di rapporto tra le varie età e le rendo esplicite
· non tengo nascosto nulla se non per discrezione
· affronto tutti i problemi, anche quelli più spiacevoli
· ho l'atteggiamento di farmi consigliare dalle persone e ho la capacità di farmi aiutare
· riesco a fare in maniera che le verifiche siano utili e profonde e servano per migliorare
· seguo i rapporti con il territorio, i genitori e la parrocchia
· stimolo nei capi e in me stesso l'appartenenza associativa e stimolo l'esercizio della democrazia associativa
· partecipo con la Zona in maniera attiva
· partecipo a volte alle riunioni di staff
· partecipo alle riunioni dei genitori organizzate dalle branche
· partecipo ad alcune attività per i ragazzi, sempre in maniera poco ingombrante ma per rendermi conto personalmente di come vanno le cose
· curo in modo particolare i nuovi entrati nella Comunità Capi e seguo i tirocinanti
· approfondisco le nuove proposte dell'Associazione rivolte alla formazione dei capi
· attuo in coca il progetto del capo
· ho la forza di dire a qualche membro della Comunità Capi che deve andare a compiere il suo servizio altrove, perché non è adatto al servizio educativo in Agesci, ma mantengo con lui sempre l'amicizia e i rapporti
· faccio partecipare tutti alle decisioni e coinvolgo tutti i membri della Comunità Capi nelle scelte
· conosco i punti nodali della metodologia scout per intervenire su tutte le branche
· sto attento al tempo dei capi, perché abbiano il tempo per loro stessi perché possano svolgere uno scoutismo sereno e senza ansia
· non mi lascio divorare dalle cose da fare subito
· mi domando sempre perché ogni cosa viene fatta
· mi lascio coinvolgere dalle situazioni ma non mi lascio sconvolgere e cerco di essere impegnato ma non indaffarato e sono capace di dire di no a certi impegni eccessivi, ma anche di dire di sì se penso di poterli attuare continuando a fare uno scoutismo felice e sereno
· sono un facilitatore nei rapporti
· faccio decidere alla coca ma cerco anche di esprimere le mie idee e rispetto le scelte della coca anche quando non sono d'accordo
· sono serio nel lavoro e nella famiglia che è la radice della stima sociale. Ad esempio, se fossi accompagnato o divorziato non farei questo servizio.
· vivo la fede in maniera personale e approfondita e non solo "pubblica".
· vivo le scelte che si propongono ai ragazzi nella mia vita.
· cerco di operare in maniera che non possano essere fatte osservazioni che mi tolgano la stima della gente, dei capi e dei ragazzi.
· cerco di conoscere la psicologia degli adulti e i modi per farli lavorare assieme, certamente senza pensare di manipolarli o orientarli o imporre le proprie idee
· cerco di avere la capacità di lavorare e far lavorare con un progetto



dal diario di Onorato

DOVE IMPARARE IL MESTIERE?

Ho capito una cosa da quando ho partecipato ai fine settimana per capigruppo, per imparare il mestiere e per confrontarmi con altri capigruppo provenienti da altre situazioni e ambienti: ho capito che il problema dell'animazione delle riunioni non è il più importante. La difficoltà principale è quella di coordinare le volontà di adulti diversi ad un unico fine educativo. E dopo che ho capito questo, allora mi servo anche dei manuali di animazione, perché servono sempre; ma, al solito, la cosa importante è da un'altra parte.

Proponimenti personali

QUANDO IL CAPOGRUPPO È UN PROBLEMA

Sono domande che ho fatto a me stesso. Per capire se come capogruppo sono diventato un problema per la Comunità Capi. Ho pensato che basta considerare alcuni fattori.
Mi sono chiesto:

Alla fine mi sono detto che posso ancora fare un anno di servizio come capogruppo e poi tornare a dare una mano in branca rover. Chi mi sostituirà? Sarà bene che cominciamo a pensarci.



dal diario di Paola

IL CAPOGRUPPO E IL RAPPORTO CON LE BRANCHE

Ieri abbiamo partecipato alla riunione di staff della branca l/c. Mancava don Francesco, ma era meglio se c'era. Non c'era una ragione particolare per partecipare. Abbiamo chiesto noi di partecipare ogni tanto alle riunioni di staff delle branche, perché è il modo più semplice per capire come vanno le cose e come sono i rapporti interni. Poi i capi ci possono dire più chiaramente i problemi e i progetti. Abbiamo raccontato degli incontri personali che abbiamo avuto con alcuni genitori che ci hanno cercato perché avevano problemi con i capi dei loro bambini. Questi genitori è parleranno con i capi unità.
Quello con i capigruppo è un rapporto delicato da gestire, anche perché, se non c'è fiducia, dai capi viene sentito come un'intrusione, un voler mettere il naso. Invece se le cose sono concordate e chiarite, la presenza nostra, specialmente se è all'interno di un'attività, ci permette di verificare di persona come vanno realmente le cose e come sono i ragazzi e qual è la qualità di scoutismo che viene proposta. Ai capi unità dà la possibilità di chiedere un consiglio o un parere su certe situazioni. Noi ci siamo andati anche per parlare delle situazioni di genitori o di ragazzi problematici. L'occasione di questi incontri, che faremo con tutte gli staff, è la preparazione dell'incontro di coca sui ragazzi problematici del gruppo. Infatti, deve passare, a mio parere questa filosofia nel nostro gruppo, e la ripetiamo ogni volta: ogni ragazzo che ci mette in difficoltà è un dono per noi, per non annoiarci, per ritrovare le ragioni del nostro servizio. Altrimenti sarebbe troppo comodo lavorare con i ragazzi perbene e che fanno quelli che gli dici, e magari sono anche bravi e buoni. E se esce un ragazzo che ci ha dato problemi è veramente una sconfitta.


dal diario di Onorato

ANSIE LEGALI E DINTORNI

Il reparto maschile nell'uscita ha attraversato i prati da falciare e il contadino si è messo a urlare contro di loro. La cosa è finita lì, ma ho detto a Sandro, Marta e a Gigi, i capireparto, che aveva ragione il contadino e loro avevano fatto una stupidaggine e poteva sorgere il problema del risarcimento. Ci devono stare più attenti e non essere superficiali. Questo fatto è stato un'occasione per parlarne in coca, per aumentare in tutti la sensibilità a questi problemi.
Ogni volta che si organizza qualcosa per i ragazzi incocciamo delle leggi e dei regolamenti ai quali ci dobbiamo adattare, per quanto possibile. Lo dico sempre a tutti i capi della coca. Il fatto che siamo volontari, che facciamo un servizio educativo, non ci porta all'immunità legale. Il rischio è loro ma anche mio. Questi discorsi delle responsabilità legali non li sottolineo come incentivo a lasciare il servizio, perché è troppo rischioso. Queste responsabilità vengono per ogni capo in quanto cittadino. Quindi i rischi legali, civili e penali, devono essere ben chiariti, anche se non devono diventare una cappa di piombo. Certe volte dormo poco fino a quando non sono rientrati tutti da certe uscite. Quando si ragazzi sono in uscita voglio poter rispondere ad un genitore dove sono i ragazzi e quando tornano. Comunque ho i telefonini di tutti i capi, e questo mi ha semplificato la vita. Noi cerchiamo di adempiere le leggi e i regolamenti che incontriamo nella nostra attività. Occorre essere attenti, anche perché l'educazione alla legalità passa dai nostri gesti concreti di capi, dal rispetto degli altri, sia quando ci si mette a cantare nei treni pieni di gente sia quando si passa dai campi degli altri e magari si fanno danni.

Questo un breve elenco dei problemi che hanno attinenza legale che abbiamo affrontato in coca e che ci toccano:
li ho divisi tra illeciti civile e penali

illeciti civili

· il rischio di danni agli altri nelle uscite
· i problemi della sicurezza e degli impianti in sede e nelle case dei campeggi e vacanze di branco
· le autorizzazioni amministrative da chiedere

illeciti penali

· il rischio di entrare nel fondo altrui
· il disturbo della quiete e del riposo degli altri
· l'abbandono di persone minori o incapaci
· il rischio di abuso di mezzi di correzione (nessuno deve toccare un ragazzo)
· l'imprudenza e la negligenza (coltelloni vari ecc.)
· soggiorno abusivo in parchi naturali


È impossibile elencare tutte le situazioni che portano pericolo. Il problema è a monte. Noi cerchiamo di affidare i ragazzi a persone responsabili e con tanto buon senso da non mettersi e da non mettere i ragazzi nei pericoli. Anche per questo da noi c'è l'obbligo che l'uscita, almeno nelle branche inferiori, non si fa mai con un solo capo, altrimenti non si fa.
Da noi c'è il divieto assoluto di usare l'autostop. Si devono usare i mezzi pubblici. Questo comporta la possibilità di perdere le corriere e i treni e di arrivare in ritardo. Per questo… benedetti i telefonini per avvertire i genitori!
Noi facciamo in modo di avere anche una domanda scritta dei genitori che ci richiedono l'iscrizione all'associazione. In questa domanda abbiamo chiarito che ci possono essere dei momenti particolari del metodo e attività più impegnative di cui devono essere informati. Questo non ci scarica dai problemi, ma i genitori non possono dire che non lo sapevano. Sempre per correttezza, noi diciamo ai ragazzi del clan che fanno servizio associativo e sono maggiorenni, che possono essere chiamati anche loro a rispondere in giudizio, se succede qualcosa. Noi cerchiamo che non siano mai soli con i ragazzi, ma può succedere e devono saperlo.


NODI
Come conciliare l'autonomia della squadriglia o personale a livello del metodo con la necessità giuridica di non incorrere nella "culpa in vigilando", che è quella di non essere presenti, di lasciare da soli dei minori che ci sono stati affidati, e di non aver fatto quindi tutto il possibile perché non si facessero male?



dal diario di Paola

LA RESPONSABILITÀ LEGALE

È raro che ci capiti, come capigruppo, di firmare documenti che hanno valore legale, ma ogni tanto ci è capitato. Ad esempio la parrocchia ha voluto un documento firmato da me e da Paola per l'uso dei locali in comodato. Per don Francesco non hanno voluto la firma perché non ha la rappresentanza legale. Questo significa che la parrocchia chiede a noi gli eventuali danni e comunque si scarica dalla responsabilità se si fanno male i nostri ragazzi. Comunque siamo coperti sia dalla nostra assicurazione Agesci, sia dall'assicurazione della parrocchia per l'uso generale dei locali.
Ragione di discussione con il parroco: non è giusto e non è legale che i ragazzi delle squadriglie facciano riunione di squadriglia senza la presenza, almeno nei paraggi, di nessun capo scout. E se qualcuno si fa male?



Noi siamo soliti lasciare questa lettera dopo che siamo stati in un luogo, specialmente quando i ragazzi sono in uscita di squadriglia, e quindi
senza capi

Ai responsabili dei luoghi in cui siamo stati ospitati

Baden Powell, fondatore del movimento scout, nel suo ultimo messaggio agli scout, li invitò a "lasciare il mondo un po' migliore di come l'avevamo trovato".
Per noi questo vuole essere riferito tanto alle grandi quanto alle piccole situazioni.
Speriamo quindi che i nostri scout siano stati capaci di lasciarvi gli spazi che avete messo a disposizione, meglio, o per lo meno, come li avete loro offerti.
Se ciò non fosse avvenuto, ci scusiamo per la loro disattenzione e vi preghiamo di farcelo presente, affinché possa essere un nostro sforzo il cercare di rimediare alle loro dimenticanze, per potervi lasciare un sereno ricordo della nostra presenza.
Quindi vi preghiamo di segnalarci eventuali rotture, o luoghi non puliti o dimenticanze che possono aver comportato dei danni, che non sono stati visti al momento della partenza, e che siamo disponibili a riparare. Noi speriamo che i ragazzi si siano comportati educatamente, che abbiano rispettato gli orari del silenzio notturno, che abbiano lasciato gli spazi puliti e in ordine e che abbiano fatto qualcosa in cambio dell'ospitalità. Se non è stato così ce lo faccia sapere. Questo ci darà anche la possibilità di verificare come i ragazzi si comportano quando sono ospiti di altre persone.
I nostri indirizzi e numeri telefonici sono i seguenti ...
I CAPIGRUPPO





dal diario di Paola

ASSICURAZIONE: CARLINA A CASA?

Chi ha più cervello lo adopri!
Discussione con Enrica e Giulia, del reparto femminile, che vogliono far venire in uscita e in sede Carlina, anche se non è ancora censita, perché non hanno fatto il censimento aggiuntivo.
Mi sono opposta, d'accordo con Onorato, a che Carlina continui a venire in sede e a fare le uscite. È vero che i capi sono maggiorenni, e che hanno loro la responsabilità, ma la cosa non cambia. Già da tempo, per fortuna, da noi non c'è nessun capo minorenne. Comunque fino a quando Carlina non è censita si rischia grosso e inutilmente. È vero che c'è il discorso educativo, ma allora ho proposto di fare un'assicurazione temporanea per lei per i pochi giorni che servono per mettersi in regola. In babbo di un rover è assicuratore e la soluzione si trova. In queste cose non bisogna essere superficiali e attivare le polizze assicurative è un dovere a cui noi capigruppo non ci possiamo sottrarre.

LA SCARAMANZIA

Lucia, diceva che portava sfortuna. Allora l'abbiamo chiamata la riunione di scaramanzia.
Noi diciamo che dobbiamo essere pronti all'emergenza e abbiamo passato la serata per vedere "a freddo", per ipotizzare un'emergenza e scriverci le cose da fare subito, una dietro l'altra. È stata una riunione interessante. Dopo esserci detti quali sono i momenti pericolosi (camminare di notte, montagna, momenti di stanca o di non attività o non controllo, uscite dei ragazzi da soli ecc.) abbiamo concordato le fasi di emergenza:

· Queste le fasi che sono uscite in situazione di emergenza. Chiaro che ogni fatto è diverso dall'altro, ma ci siamo detti:

se i problemi sono fisici:
· cercare di capire cosa è successo, specie se ci sono battute della testa ecc.
· non dare medicine ma avere il pronto soccorso secondo l'attività
· utilizzare i mezzi di emergenza pubblici se possibile (118 ecc.)
· avere un telefonino funzionante
· ai campi avere sempre le cartelle dei ragazzi e sapere le situazioni particolari riguardo ai farmaci ecc.
· avere sempre i numeri di emergenza dei capigruppo e dei genitori
· avere i numeri del servizio assistance dell'assicurazione
· preparare i documenti delle denunce all'assicurazione
· non dire balle sui fatti alle autorità ma nello stesso tempo astenersi in qualsiasi momento dal riconoscimento della propria responsabilità
· portare avanti le cose fino alla loro definizione

se abbiamo fatto dei danni:
· risolvere il problema se possibile da soli se è piccolo
· avvertire i proprietari
· fare delle foto se possibile
· scrivere una relazione esatta delle circostanze, con tutti i nomi dei protagonisti
· dire dove si era in quel momento
· avvertire l'assicurazione se il danno è grosso


COSA VOGLIO DALLA ZONA

"Non riesco a capire cosa vogliono ottenere…"; "Loro sono là…"; "Non capiscono i nostri problemi!"; "Loro parlano... ma siamo noi che stiamo con i ragazzi!"; "È stato interessante, hanno parlato, ma poi sono tutte cose teoriche che non ci servono!". Questi alcuni atteggiamenti. Comunque da noi se qualcuno programma l'uscita o qualsiasi attività con i ragazzi quando c'è l'assemblea di Zona o l'incontro delle branche lo uccidiamo di offese e contumelie. Da noi si usa così. C'era l'incontro di Zona delle branche. Saltiamo la riunione di coca per non accavallare troppi impegni. Comunque partono i commenti dei capi. Sono frasi che sento dai capi ogni volta che vanno agli incontri di Zona. È lo stesso atteggiamento che abbiamo con i politici. Sentiamo la Zona distante dalla vita associativa di tutti i giorni. E allora divento matta, perché significa che i capi non ci mettono abbastanza impegno per cambiare le cose, che brontolano come qualunquisti politici. Noi capigruppo cerchiamo in tutti i modi di favorire la partecipazione agli incontri di Zona. È un modo di uscire dal guscio e di migliorare la qualità della proposta. Io mi arrabbio spesso agli incontri di Zona, ma sento che mi serve. Non solo come confronto di idee e dei modi di operare, ma come aiuto alla coca. Mi sento corresponsabile e anche quando mi arrabbio so che la colpa è nostra. Non è facile, ma non è possibile fare diversamente.
Io dalla Zona voglio un concreto aiuto perché tocca alle Zone calarsi nella realtà delle Coca. Tocca alla Zona: promuovere la formazione e la crescita dei capi e in particolare li stimola a confrontare e verificare la propria azione educativa e a realizzare l'aggiornamento e la formazione di adulti.
Ogni volta mi viene in mente il problema. Siamo così impegnati nella gestione educativa delle unità da rischiare di dimenticare in nostro impegno nella formazione degli adulti. Quindi devo proporre alla Zona di fare formazione permanente, magari sui problemi e sui nodi più chiari che viviamo nelle coca. Su queste cose abbiamo impostato il programma di Zona. Devo proporre degli incontri per la gestione delle riunioni e il problema della conflittualità all'interno di un gruppo di adulti. Massimo, che ha la memoria lunga, mi ha detto che lui all'Assemblea regionale non ci torna per perdere tutto quel tempo. Nella nostra coca si arriva a malapena a sentire e vivere la Zona. La regione o l'associazione sono distanti un oceano. Come fare?
Io lo so cosa dovrebbe fare un capogruppo su questo problema.


PALETTI

FORMAZIONE CAPI permanente in rapporto alle lacune dei capi: Ruolo della Zona

LACUNE:
· Esiste la consapevolezza di non possedere un sufficiente bagaglio di tecniche tipicamente "scouting"
· È presente la carenza di una lettura appropriata dei testi di B.P. e di altri testi di argomento educativo scout
· Scarsa è la conoscenza dei regolamenti e dei documenti ufficiali dell'associazione
· Manca il confronto sulle scelte di fondo del P.A. che si danno per scontate.
· È carente il confronto tra i capi sul modo di usare il metodo nelle branche.
· Poiché risulta difficoltosa la capacità di dare testimonianza della propria fede, ne consegue una scarsa incisività nel proporre ai ragazzi una crescita di fede attraverso esperienze di catechesi.

PROPOSTE PER LA ZONA:
· Favorire il confronto tra i capi sul metodo e sulla sua applicazione interbranca.
· Rendere la nostra proposta appropriata alla luce di un'analisi sulla realtà giovanile.
· Proporre momenti di confronto e crescita nella fede.
· Favorire la circolazione delle esperienze sulle attività di catechesi.
· Informare sulle novità metodologiche.
· Creare tra i capi della Zona un clima che porti al confronto sereno e leale nel rispetto e nella stima reciproca, evitando arroccamenti e chiusure precostituite in tutti gli ambiti.


dal diario di Onorato

PERCHÉ MI HANNO SCELTO?

Ogni tanto mi chiedo perché la coca mi ha scelto come capogruppo. A parte che non mi hanno scelto ma mi sono reso disponibile per farlo e loro mi hanno scelto. Avevo fatto servizio in branca rover, ed era ora di cambiare dopo cinque anni. Mi hanno scelto perché pensavano che avevo tempo solo per fare il capogruppo? Forse è arrivato il tempo che il servizio del capogruppo e del quadro non siano servizi da fare a fine carriera, ma come momento di stacco dalle unità, per poi tornare a fare servizio con i ragazzi?
Penso che sia stato perché, fino ad ora, ho un rapporto di fiducia con la coca. Ho fatto una buona esperienza di servizio in branca rover. Pensano anche che abbia una qualche capacità di far funzionare la Coca. Penso che abbia influenzato anche la mia età, che mi aiuta ad avere una certa autorevolezza nei rapporti interni ed esterni della coca e del gruppo, specialmente con i genitori. E poi la maggior parte è gente che ho avuto in clan, e questo conta, nel bene e nel male.



PALETTI
FUNZIONI E COMPITI DEL CAPOGRUPPO

Secondo lo Statuto l'impegno del Capogruppo deve muoversi poi in tre direzioni fondamentali:
la prima di tipo educativo, analogamente ad un Capo Unità che opera per il bene dei ragazzi. Quello che fa perciò è funzionale, seppur in modo indiretto, al bene dei ragazzi;
la seconda di tipo associativo, in quanto quadro dell'AGESCI. Come tale, egli fa parte della struttura organizzativa e funzionale che l'AGESCI si è data;
la terza infine quella del formatore, in quanto fa sì che la Comunità Capi sia il luogo principale della formazione dei Capi, attraverso il trapasso delle nozioni, lo stimolo alla crescita personale e la verifica dell'iter formativo.



dal diario di Onorato

LA STIMA: DA DOVE VIENE?

Mi ha detto Lucia, la capo del branco: "Noi ti ascoltiamo anche perché ti stimiamo!"
Cos'è la stima? È una serie di fattori che si collegano l'uno all'altro, fatta di storia, di esperienze che hai vissuto con gli altri, di momenti in cui hai dimostrato serietà e impegno con i ragazzi e con i capi, di saggezza in situazioni di emergenza. Ma allora, mi sono chiesto, a fare il capogruppo occorre una persona un po' anzianotta con tanta esperienza? Non penso. L'esperienza e la stima la può ottenere anche un giovane, basta che abbia o cerchi di avere le capacità che servono per fare il capogruppo.

Secondo me negli scout la stima è data:


dal diario di Paola

IL CAPOGRUPPO CHE È CAPO UNITÀ

Discussione se noi capigruppo si doveva fare servizio anche nelle branche, visto che ce n'era bisogno. E' indispensabile che i capogruppo abbiano quest'anno l'unità? Se è una situazione temporanea va bene, ma se è per sempre non va bene. Per quest'anno abbiamo deciso per un no. I problemi si risolveranno in altri modi. In compenso la coca sarà molto esigente su come svolgeremo il nostro servizio. Molte Comunità Capi piccole o anche grandi, proprio perché hanno grossi problemi a mantenere in vita le unità uniscono la figura del capogruppo con quella del capo unità. La scelta sottintende che il capogruppo ha meno da fare e può essere tranquillamente un compito aggiuntivo. Allora il Capogruppo diventa quello che organizza le riunioni di coca. Il risultato concreto è una Comunità Capi che funziona poco e male o che non esiste come momento di formazione permanente. Diventa chiaro quindi che i compiti del capogruppo o non sono attuati o sono solo accennati. D'altronde se non si investono forze sulla Comunità Capi, i problemi si aggravano sempre di più, proprio perché è la Comunità Capi il luogo dove i problemi si risolvono e si fa un controllo continuo della qualità di scoutismo che stiamo proponendo ...


PALETTI

In quanto quadro dell'AGESCI il Capogruppo esplica la sua rapprentatività:



dal diario di Paola

NODI E DIFFICOLTÀ DELLA NOSTRA COCA

Ci siamo incontrati tutti e tre e abbiamo fatto l'elenco dei nodi più importanti della nostra coca. Non sappiamo come risolverli, ma almeno stiamo cercando di dargli un nome. A volte identificare un nodo è già essere un pezzo avanti per la sua soluzione, proprio perché occorre dare un nome ai problemi. Faremo un confronto con la coca per vedere se le nostri idee sono condivise.

Questo l'elenco dei nodi:

Onorato ha detto che la prossima volta facciamo l'elenco delle cose che funzionano. Si parte anche da quelle che funzionano per migliorare, non solo dai problemi da risolvere.


dal diario di Onorato

GUARDARSI INDIETRO E LA FIDUCIA

Massimo è una delle poche persone che ho conosciuto che se ti dicono di sì, sai che quella cosa sarà fatta, o che almeno ce la metterà tutta per farla e se ha difficoltà te le viene a dire. Quando Massimo si prende un impegno, è sicuro che l'impegno lo porterà a fondo e se non ce la fa te lo dice. Il trucco è tutto qui. Solo che Massimo è una merce rara. E allora vale la pena a volte passare il problema non ad una sola persona ma ad un piccolo gruppo, con però ha una persona già identificata che faccia da capo gita, che risponda lui alla coca o a noi capigruppo. È la persona che fa in modo che le cose succedano e i problemi vengano distribuiti dalle spalle di tutta la coca in generale alle spalle dei singoli membri o dei gruppi perché abbia un nome chi fa cosa.


IL CAPO GRUPPO: IL RUOLO

La capo gruppo ed il capo gruppo, d'intesa con l'A.E. di gruppo ed avvalendosi dell'aiuto della comunità capi, curano in particolare:
  1. attuazione scopi e animazione Coca
    1. garanzia dell'attuazione del P.E
    2. approfondimento problemi educativi nell'ottica della P.P.U.
    3. formazione permanente
    4. cura del tirocinio
    5. verifica l'andamento incarichi di servizio sia del singolo capo che della staff

  2. rapporti altri gruppi e l'associazione
    1. partecipazione al Consiglio di Zona
    2. collaborazione con le strutture associative

  3. rapporti con il territorio
    1. famiglia
    2. parrocchia
    3. scuola

  4. gestione organizzativa e amministrativa
    1. organizzazione dei programmi
    2. predisposizione dei bilanci preventivi e consuntivi

IL CAPO GRUPPO: IL PROFILO

CAPO
- esperienza / formazione nella legge scout - scelte del P.A.
- autorevole = capacità riconosciuta di sintesi concrete tra scoutismo e vita rapporto di fiducia
- capacità di relazione con altri adulti
- animatore = capacità di creare il " clima "

QUADRO
- operatore nelle strutture associative - garante del P.E.
- capacità di richiamare alla fedeltà delle scelte del P.A.
- capacità di leggere la realtà sociale e di fare sintesi "culturale"

FORMATORE
- cerniera fra la "cultura" associativa ( quadro ) e la reale esigenza di formazione dei capi ( capo )
- curatore del trapasso delle nozioni
- stimolo all’iter associativo e sua verifica
- operatore metodologico
- stimolo per l’applicazione creativa del metodo



dal diario di Paola

LA COCA COME LUOGO FELICE

Ho sentito Gigi, alla riunione dello staff unito dei reparti che diceva a Giulia: "Stasera c'è coca!". E il tono era quello del sospiro, della tassa da pagare, della rottura che occorre sopportare per poter fare servizio con i ragazzi.
Ne ho parlato poi con tutti i capigruppo al Consiglio di Zona e qualcuno ha lo stesso problema. È un sintomo preoccupante. Significa che la coca non è vissuta come luogo felice, dove si sta bene e si imparano le cose che servono per il servizio dei ragazzi. Dovremo fare una verifica dell'andamento della coca riguardo alle riunioni. Dobbiamo ribadire che quello che succede è merito e colpa di tutti e che tutti devono dire cosa vogliono che capiti e in che modo e in quale clima e con quali contenuti. Salvo poi chiedersi se quel problema è il vero problema o il sintomo di qualche altra cosa.



NODI
Come fare in modo che la coca sia un luogo felice?


dal diario di Paola

LE ANSIE DA CAPOGRUPPO

Queste erano le domande che mi giravano in testa quando ho cominciato per la prima volta nel servizio di capogruppo: Sono ansie da capogruppo? Ma le stesse domande se le fa continuamente ogni capo della coca, anche se siamo gente che si conosce da un'eternità. Ogni ansia di inadeguatezza la devo vivere insieme con altri, sapendo che non sono sola e che sto imparando il mestiere ogni giorno. Queste ansie mi sono passate quasi tutte, ma penso che adesso mi restano le domande, che vanno ancora bene.
Mi sono fatta poi un elenco di obiettivi da portare avanti.


PALETTI

I PROGRAMMI DI GOVERNO DI ME PAOLA




dal diario di Paola

DIFFICILE DIRE: VAI DA UN'ALTRA PARTE!

C'è continuamente da ricordare il problema della responsabilità. Noi capigruppo non siamo i capi unità della coca. Il nostro non è un rapporto educativo con i capi, anche se siamo attentissimi e curiamo i rapporti interni alla Comunità Capi facendo in modo che ciascuno possa trovarsi a proprio agio e possa approfondire le proprie scelte. E il compito più difficile è quando devi dire ad una persona, magari ad un amico che il suo desiderio fare servizio può trovare realizzazione in altri ambiti, perché non è adatto al servizio educativo in Agesci. In questi casi è sempre meglio non far entrare che fare uscire. Per fortuna ho l'umiltà e la capacità di farmi aiutare, coinvolgendo i vari membri della Comunità Capi nelle soluzioni da adottare. In fondo a questo serve la coca: a vivere il fatto che un problema educativo non è solo mio ma è di tutti. Quindi quando mi trovo in queste situazioni non sono solo io, ma siamo tutti, compresa la persona che se ne deve andare.



PALETTI

LE FIRME IMPORTANTI DEL CAPOGRUPPO




dal diario di Paola

LE FIRME IMPORTANTI

Gabriele, che è un capo a disposizione, l'anno prossimo si iscriverà in Zona se non potrà tornare a fare servizio con i ragazzi. È vero che la sua lunga esperienza con i ragazzi della branca e/g è spesso utile alla coca, ma c'è il rischio di appesantirla con persone che non vivono direttamente il servizio con i ragazzi. Dopo due anni che uno non fa servizio con i ragazzi o come quadro, si iscrive in Zona. Di regola, questa situazione non può continuare all'infinito, per cui è opportuno valutare insieme la situazione in cui si trovano i capi e, nel caso, decidere la loro uscita dalla Comunità capi, in cui potranno rientrare, ovviamente, nel momento in cui la loro situazione sarà cambiata e potranno di nuovo assumere un impegno di servizio nelle unità. Noi si usa così e pensiamo che sia una cosa saggia. Il momento del censimento da noi è quindi l'occasione per chiarire chi deve stare in Comunità Capi e chi no. Inoltre, siccome la responsabilità legale è nostra, per le situazioni a rischio, con capi con poca esperienza o, peggio ancora, non completamente affidabili, noi non le avvalliamo, quindi non si firma. È stata una discussione di fuoco in coca per questo motivo, ma noi siamo stati irremovibili. È la solita domanda che mi faccio e che faccio agli altri capi: "A lui affiderei i miei figli?
Anche se in coca mi dicono che c'è lo staff che sopperisce, sono troppe le volte che ho visto delle uscite di unità fatte, per varie ragioni, da un solo capo, magari quello più giovane e con meno esperienza.

PROPONIMENTI PERSONALI:


VERONICA PUÒ FARE SERVIZIO COME QUADRO

Sto pensando che Veronica ha tutte le caratteristiche necessarie per fare il quadro nell'Associazione. Lo vedi da come si muove nelle situazioni, da come organizza i grandi eventi dei ragazzi, da come sa lavorare con gli altri e coordinarli, da come ha la visione generale dei problemi. Tempo fa le ho proposto di entrare nella pattuglia regionale di branca rover e ha accettato. Io penso che questa esperienza abbia migliorato il suo servizio con i ragazzi. La coca è anche una fucina di quadri. Infatti, fare il quadro è sempre stimolante per la persona e per la coca E' utile per uscire dal proprio in una visione che si allarga ai problemi della Zona e della Regione. Le capacità per fare il quadro sono abbastanza diverse da quelle che servono per fare il capo unità, ma non sono stratosferiche. Molto spesso coincidono con le stesse persone che fanno bene il loro servizio in unità. E poi si tratta di cominciare con incarichi un po' più generali, con il coordinamento fra varie coca, con l'organizzazione e la collaborazione ad attività zonali e regionali, con la partecipazione alle pattuglie. In questi casi l'incarico stesso tira fuori le capacità necessarie.



PALETTI

Il Capogruppo e l’Associazione



dal diario di Onorato

ORGANIZZARE, ORGANIZZAZIONE E ORGANIZZATORI

Ma siamo dei buoni organizzatori?
Ogni tanto mi chiedo se le capacità necessarie per fare il capogruppo sono diverse da quelle per tenere l'unità. Penso che siano simili. La cosa importante è che devo continuare a sentirmi educatore dei ragazzi, anche se aiuto gli adulti e li organizzo a portare avanti il loro impegno. Infatti, la cosa più difficile è garantire il gioco di squadra e essere fedeli agli obiettivi educativi. Solo dopo vengono i tempi, i modi, le persone che fanno in maniera che una certa cosa che avevamo deciso di fare capiti e succeda nel modo che avevamo previsto, o almeno si avvicini il più possibile alle previsioni e ai progetti.
Nella nostra coca Veronica è una brava organizzatrice e anche Paola. Ci siamo detti che dobbiamo evitare il rischio degli "specialisti" organizzativi. Pensare una cosa e organizzarla e attuarla è un'unica cosa. Questo perché pensiero e azione vanno assieme e non vogliamo che i problemi organizzativi prendano il sopravvento, anche se sono importanti e a volte fanno saltare i proponimenti educativi che ci eravamo proposti.


PALETTI
COSA SERVE PER ORGANIZZARE? ORGANIZZARE È PARTE INTEGRANTE DELLA PROPOSTA EDUCATIVA




dal diario di Onorato

LAVORARE IN GRUPPO

Ma chi ha detto che lavorare in gruppo è facile? Nella nostra coca il lavoro di gruppo a volte diventa faticoso e difficile.
Ieri sera avevamo organizzato la verifica della progressione personale per gruppi interbranca. Mi sembrava di aver fatto tutto bene: il compito era stato chiarito e anche gli obiettivi e il risultato atteso, che poi era un cartellone da spiegare a tutti. Il risultato è stato deludente. Da noi funzionano meglio i gruppi organizzativi e operativi che quelli di pensiero, di approfondimento. È un'illusione e una leggenda che il fatto che siamo scout ci renda capaci di lavorare insieme. Ieri sera forse non abbiamo dato il tempo della "digestione mentale" del gruppo, quello che serve per riorganizzare i rapporti interni per quella cera serata. Il risultato è stato che sono scoppiati in almeno due gruppi dei conflitti latenti che non hanno permesso il lavoro e l'approfondimento del problema. Francesco, Gigi e anche qualcun altro hanno ancora tanta strada da percorrere per riuscire a lavorare in gruppo, anche perché occorre avere dentro di sé la capacità di mettersi in discussione e di non prendersi troppo sul serio, e loro non l'hanno ancora raggiunta. Dovremo mettere più attenzione nella composizione dei gruppi, in funzione di quello che vogliamo ottenere.
In fondo anche la coca è un luogo dove si deve imparare a lavorare assieme, che non vuol dire solo fare, ma anche pensare e imparare a confrontare quello che si sa e quello che si pensa per pensare diversamente.



PALETTI
idea!!!! creare una staff logistica che collabori con le staff per migliorare l'organizzazione

SCOPO: alleggerire i Capi Unità che possono cosi impiegare il tempo e le energie liberate per il lavoro con i ragazzi.

Come?
- Staff logistica con i seguenti compiti: stampa e spedizione avvisi mensili (tutto l'anno); Inventario del materiale di gruppo (coinvolgendo le squadriglie) valutazione dello stato e necessità di integrazione o ricambio; Campi estivi e Vacanze di Branco (da gennaio a luglio); ricercare i posti per campi; trasporti materiale e persone; spesa alimentari; organizzazione personale cambusa e Mamme Lupe; Acquisizione di un impianto di amplificazione; Coinvolgimento nella Staff di genitori e amici disponibili dare un mano.



dal diario di Paola

PERCHÉ È DIFFICILE LAVORARE IN GRUPPO?

Mi sono chiesta: "Perché e difficile da noi lavorare in gruppo? E allora ho pensato a queste cause:

LO SCOUTISMO TECNOLOGICO

Massimo ha detto: "Ma siamo nell'era di internet e non si può stare al palo quando i nostri ragazzi navigano meglio di noi!"
Noi ci siamo chiesti se valeva la pena fare un sito web per il gruppo. Alla fine abbiamo deciso di no, che lo strumento non era indispensabile. Non abbiamo bisogno di questo strumento per le pubbliche relazioni. Era utile invece un indirizzo di posta elettronica con cui ricevere tutti i materiali e gli inviti dalla Zona e dalla regione e poter andare su internet se avevamo dei problemi specifici. Tanto non c'è il problema dei mezzi informatici, che qualche capo ha già a casa, e non ci manca la gente impallinata che viaggia su internet. Siamo adesso nella rete delle e-mail dello scoutismo. La cosa sta funzionando. Ci arrivano ora dalla Zona e dalla Regione gli inviti in tempo e anche i giornalini telematici stanno funzionando.
Ogni tanto qualcuno porta delle stampate di materiali o di schemi trovati sui siti scout. Qualche schema l'abbiamo usato per qualche riunione. Non è mai utile scoprire l'ombrello.
Ai genitori abbiamo dato gli indirizzi del sito ufficiale dell'Agesci, perché c'è una spiegazione del metodo secondo le varie età e possono capire meglio l'associazione. Anche il censimento l'abbiamo fatto per via elettronica ed è stato semplice ed utile. Il discorso è il solito. Il computer è un mezzo che possiamo usare, ma noi, come metodo, usiamo ridere, vederci con gli occhi, parlare e litigare e tante altre cose che non passano dalla comunicazione informatica… per fortuna.


NODI
Come fare a organizzare un gruppo e il lavoro di gruppo che funzioni per un certo obiettivo?



Comunità Capi Mede I

IL SENTIERO GIÀ PERCORSO ...

Dal mandato alla disponibilità di ogni capo - per giungere alla definizione delle staff di Unità

Ci siamo interrogati verificando i campi estivi. Abbiamo dedicato un momento di riflessione per "guardarci allo specchio" ed interrogarci sulla nostra disponibilità al nuovo impegno di servizio (veglie in cappella)
Tre incontri sono stati dedicati alla revisione del nostro PE con vivaci confronti e puntualizzazioni.

Altrettanto vivaci i due incontri dedicati alla vera e propria stesura del programma di Coca
A "margine" di tutto questo sono stati fatti due incontri con tutti i genitori ed uno è in preparazione per il Natale.
Un incontro con gli educatori di tutta la comunità sul tema delle nuove tossicodipendenze.

E QUELLO CHE CI ATTENDE ...... ZAINO IN SPALLA PER

un percorso metodologico: Prendendo in esame il regolamento delle branche e portando a conoscenza di tutti i capi i vari dettagli relativi anche alle branche "non di competenza" per poi in un secondo momento, dare spazio alle direzioni di unità che promuoveranno un confronto tra il proprio regolamento di branca e l'attuale modalità di applicazione del metodo, dando spazio al dibattito in Coca

Un percorso di formazione permanente: Lasciando libero spazio ad eventuali specifiche richieste abbiamo comunque individuato un tema trainante che potrà essere al di sopra di ogni specifico interesse e sarà quello di individuare e rendere formativa la nostra difficoltà a comunicare in gruppo. Abbiamo infatti appurato questa esigenza dall'analisi del nostro fare gruppo (coca) già dagli ultimi periodi delle scorso anno.

un percorso di catechesi: Una catechesi che è frutto di una richiesta personale, ma che si riflette sul nostro proporci capi cristiani e testimoni di fronte ai ragazzi.

I temi che darebbe vita a questo percorso potrebbero essere individuati in:
ascolto ed interpretazione della Parola
approfondimento della preghiera
una forte attenzione al messaggio della domenica come Giorno del Signore (celebrazione eucaristica)
coinvolgimento di ognuno di noi come capo e testimone

Quest'ultima parte ha dato vita a parecchie riflessioni che devono ancora essere ben strutturate per permetterci un cammino chiaro e motivato - con quanto è emerso abbiamo anche toccato la sfera metodologica "il capo-catechista".
I percorsi che la nostra comunità ha individuato hanno richiesto anche degli specifici metodi di conduzione.

Incontri dinamici e creativi

L'esigenza di stare insieme dando spazio a fine settimana (o quasi) di comunità capi

Momenti forti da condividere (giornata dello spirito in monastero)

Tutto all'insegna del "motto" che abbiamo scelto per accompagnarci in questo anno di attività :

"PORTA IL CUORE DOVE VAI"
ed aggiungerei ... lasciandoci pendere per mano da Colui che sopra ogni cosa ci ama.



dal diario di Paola

LA TRIADE

Stasera vengono a casa mia Onorato e Don Francesco. Abbiamo riunione tra di noi stasera, per preparare qualche riunione. Infatti non ci riuniamo ogni settimana. Una volta concordate le linee e identificati i problemi e i compiti, decidiamo come dividerceli o i momenti in cui è bene che ci siamo tutti e tre. Così abbiamo preso accordi per la presenza agli staff di branca e agli incontri con i genitori. A volte saremo tutti e tre e a volte uno solo di noi.
Essere in tre significa decidere in tre, quindi diventa necessario programmare e preparare le cose assieme. Per alcuni capigruppo che conosco questa situazione non è accettabile, per cui molto spesso esiste un vero capogruppo, e un capogruppo che fa da segretario o da appoggio, perché non ha tempo o non ha abbastanza esperienza. Per la maggior parte delle volte questo ruolo ce l'ha la donna. L'Assistente poi o non c'è o non ha abbastanza tempo, o ne capisce poco di scoutismo, per cui delega volentieri. Quante volte ho sentito dire dall'assistente: "Fate voi!". Fare da solo è una tentazione pericolosa per un capogruppo, anche perché il confronto delle idee e delle esperienze è sempre utile, anche se comporta tempo e capacità di rapporti. Tra di noi ci dividiamo i compiti considerando le singole capacità e gli interessi personali, a parte i compiti particolari di don Francesco. Ma la maggior parte delle situazioni la viviamo assieme, Da noi alcuni compiti burocratici tipo la cassa, la segreteria, la biblioteca del gruppo e il magazzino sono affidati a genitori volonterosi. Paola è nel consiglio pastorale e partecipa insieme con Massimo, capoclan.

LA CAPOGRUPPO E LA DIARCHIA

È un discorso delicato quello della diarchia, perché in Associazione avevo non solo lo scopo del superamento dei ruoli ma l'unione di sensibilità che possono essere diverse. Quindi io e Onorato siamo due persone che lavorano assieme con due sensibilità e due storie diverse, in cui le differenze diventano patrimonio comune e quindi un fattore di ricchezza. Io sono più giovane di Onorato e ho anche minore esperienza nell'attività scout perché sono extrassociativa. L'importante è che la mia posizione sia veramente uguale nella stima e nel ruolo di fronte alla Comunità Capi. È chiaro che questa stima me la devo conquistare, ma non farò mai un lavoro subalterno o da segretaria di qualcuno. Io penso che il fatto che sono donna porta a questo incarico un valore aggiuntivo.



I COMPITI DELLA COCA

dal diario di Onorato

L'IDEA DELLA COCA

A volte capire e ripensare la storia serve per capire l'adesso. Chissà come gli è venuta l'idea al Consiglio dell'ASCI del 1970? I termini "Comunità" e "Capo" facevano da sempre parte del patrimonio educativo scout: nessuno però, prima di allora, aveva provato a coniugarli insieme, riferendoli a se stesso mentre li pronunciava. La parola Comunità sostituì le parole Consiglio e Direzione di Gruppo e di Ceppo: da un'idea quasi aziendale e produttivistica che questi termini esprimevano, si passò ad un'idea di ambiente, essenzialmente di rapporto umano. Ma al di là delle parole, in quegli anni cambiò tutto. I Capi cominciarono a farsi delle domande in relazione al loro ruolo, a rimettere in discussione la loro crescita, il loro essere adulti. Erano anni di grossi fermenti, e molti Capi che agivano attivamente nel territorio, sentivano che il loro fare educazione non poteva continuare a rimanere ai margini di una società in profonda trasformazione. Questo ripensamento interessò proprio il modo di essere capo. È capitato anche a me. Fin dagli anni '60, una volta presa la partenza dal Clan o dal Fuoco, chi sceglieva di restare nelle associazioni (AGI-ASCI) svolgendo un servizio educativo, vi restava in fondo come un singolo individuo, membro di un Ceppo o di una Direzione o di un Consiglio di Gruppo, organismi che si occupavano più che altro dei problemi organizzativi e strutturali del Gruppo. Non si era arrivati all'idea di una "Comunità educante" anche per gli adulti, al concetto di responsabilità educativa collegiale, alla visione del Capo intensamente legato al destino di altri uomini e donne che con lui si impegnano nell'azione educativa. L'intuizione della Comunità Capi superava la concezione del Capo, singolo individuo che educa e che è propria di una visione verticale con il ragazzo. Prima il Capo Unità era la figura centrale di tutta la struttura associativa, l'unico punto di riferimento per l'Associazione stessa, per i genitori e per i ragazzi. La tendenza alla specializzazione, quasi un monopolio privato del metodo da parte del singolo Capo, era un rischio e talvolta una realtà presente in molti Gruppi o Ceppi. I Capi, essendo i soli responsabili delle loro Unità, avevano poche possibilità di capire i problemi delle altre Branche. La soluzione per questo Scoutismo, quando fu pensata la Comunità Capi, fu quella di affidare a tutti i Capi del Gruppo la responsabilità dell'educazione di tutti i ragazzi e di tutte le ragazze e di considerare il servizio in una Unità come un incarico affidato dalla Comunità Capi e non un diritto acquisito una volta per tutte. La Comunità Capi nacque anche per essere un luogo di amicizia e di dialogo, in cui nessun educatore si siede credendo di sapere tutto e di avere in mano tutti gli strumenti. Doveva diventare l'ambiente di verifica del proprio ruolo di Capo educatore, di aggiornamento metodologico, di crescita umana e comunitaria.


dal diario di Paola

LA DEPRESSIONE DEL CAPOGRUPPO E COSA CHIEDONO ALLA COMUNITÀ CAPI

Mi sono chiesta quali erano i nostri dirimpettai e cosa ci chiedevano. Ne è venuto fuori questo enorme elenco di attività di una Comunità Capi che non deve far venire la depressione a un Capogruppo. Deve solo aiutare a capire la complessità e l'importanza delle richieste che vengono fatte a una Comunità Capi. A tutto non si può rispondere. Ho voluto considerarlo solo come un promemoria e uno strumento di verifica.
Questo elenco mi convince di una cosa: che non può essere Capogruppo uno che ha poco tempo o che ha l'Unità e che non si può fare quasi nulla senza una Comunità Capi vera. È chiaro che queste richieste non sono tutte e non possiamo rispondere a tutte le richieste possibili. Ad alcune è indispensabile rispondere, ad altre è bene rispondere, ad altre ancora bisogna vedere se abbiamo le forze per rispondere. Ma per me è importante averle presenti tutte, perché possono diventare idee e attività per i ragazzi e per la coca. Queste che ho elencato derivano dalla nostra piccola esperienza. Per qualcun altro l'elenco potrebbe essere certamente diverso.


 

ALLA COCA COSA CHIEDONO

COSA CHIEDONO I CAPI

Il confronto e il sostegno sui problemi educativi; un Gruppo di persone con ideali comuni e che si stima; il collegamento con le altre Branche; un luogo per continuare a crescere attraverso la formazione permanente; un confronto esistenziale in termini di verifica personale anche attraverso il progetto del capo; un luogo per pregare; un luogo per ricevere fiducia; una verifica concreta dei Campi Scuola a cui ha partecipato; un aiuto per il Tirocinio; un luogo dove esercitare la democrazia associativa:; un luogo di confronto per la stampa associativa; un supporto e gli strumenti tecnici per l'attività (soldi, materiale, tende, sede ecc.); un luogo in cui vivere il rapporto con la Parrocchia e garantire l'autonomia dell'Associazione come associazione ecclesiale; un luogo per l'elaborazione di un Progetto Educativo; un aiuto per imparare da altri capi più esperti le tecniche educative concrete; degli incontri sugli avvenimenti sociali e politici per capire meglio in tempo in cui si vive; una verifica della propria Progressione Personale; la partecipazione e l'animazione delle riunioni, che devono essere utili e interessanti; un luogo per verificare assieme le scelte educative; un luogo in cui progettare assieme la presenza nel Territorio; un ambiente educativo per il trapasso delle nozioni e delle esperienze; un luogo per parlare dei ragazzi e delle difficoltà che si incontrano; un luogo per dirsi anche le soddisfazioni che si incontrano a fare l'educatore scout; le occasioni per la verifica della propria scelta di fede.

COSA CHIEDONO I RAGAZZI

Un livello qualitativo adeguato; capi preparati sotto tutti i punti di vista e che siano Capi adatti alla Branca e che vogliano bene ai ragazzi; la continuità negli anni della proposta educativa scout; un buon rapporto e la collaborazione con i genitori; strutture fisiche, sedi adatte per svolgere bene le attività; capi sereni e maturi nei loro rapporti interpersonali; capi che seguano e conoscano bene i ragazzi e seguano con continuità la Progressione Personale di ogni ragazzo; Capi che si accorgano dei problemi interni di rapporto tra i ragazzi e prendano i giusti provvedimenti e non accettino nessun tipo di violenza; un ambiente educativo sereno e positivo; una proposta educativa radicata nel territorio, nel proprio ambiente storico e sociale; capi capaci di far vivere una comunità verticale per età e che tengano conto delle diverse esigenze dei più piccoli e dei più grandi; possibilità di incontrare scout di altri ambienti e altre città; fare esperienze che siano interessanti e stimolanti che fanno venire la voglia di rimanere negli scout; capi cristiani, testimoni di fede e che attuano personalmente quello che propongono; un ambiente dove vengono presi sul serio e dove quello che fanno o pensano o dicono è importante perché i protagonisti sono loro

COSA CHIEDONO I GENITORI

La sicurezza sulla continuità del Gruppo; la garanzia dell'attenzione e del buon senso per i propri figli e che non siano portati nei pericoli; essere ascoltati e considerati nel discorso educativo e su quello pratico; essere presi sul serio nelle loro esigenze (tempo ecc.); essere consultati e avvertiti quando ci sono problemi seri che riguardano i loro figli; essere messi a conoscenza del Progetto Educativo e del programma di Unità; se necessario avere la possibilità di dare una mano quando ne abbiamo bisogno; vivere il fatto che i Capi dei ragazzi si interessano personalmente dei loro figli e li vengono a trovare ogni tanto e partecipano dei loro problemi; sapere i bilanci e come vengono utilizzati i soldi; avere incontri sul metodo scout e sulle esperienze che fanno o faranno i ragazzi

COSA CHIEDE LA PARROCCHIA

La presenza ai sacramenti dei capi e dei ragazzi e vedere i capi che vivono la loro fede di cristiani e di catechisti; la conoscenza del Progetto Educativo e l'armonizzazione con il progetto pastorale della Parrocchia; la partecipazione concordata degli scout ad alcuni eventi importanti della vita parrocchiale vissuta come Comunità; una consulenza ed un aiuto nelle attività di catechesi della parrocchia; avere dei rappresentanti nel consiglio pastorale o almeno nelle commissioni; la possibilità di presentare e chiedere qualche servizio alla Comunità Capi o al Clan degli ambiti di servizio extrassociativo; il coordinamento con gli altri gruppi Parrocchiali; un coordinamento tra gli impegni di catechismo dei ragazzi e quelli delle riunioni degli scout; una possibilità di verifica del livello di catechesi e di educazione cristiana e umana proposto sia ai ragazzi che alla Comunità Capi; la serietà e il buon senso nell'uso dei locali e degli spazi; un contributo economico per l'uso dei locali

COSA CHIEDE LA ZONA

Il contributo alla determinazione e alle scelte della politica associativa zonale; la partecipazione agli eventi organizzati dalla Formazione Capi anche in termini di contributi alle elaborazioni; la partecipazione e l'organizzazione degli eventi organizzati per i ragazzi; il contributo alle strutture della Zona, come disponibilità personale a fare il Quadro e a dare idee; l'identificazione di persone adatte a far il quadro o il formatore; il contributo alla democrazia associativa e partecipazione alle assemblee, incontri, progetti; il coinvolgimento nelle attività diocesane e nei rapporti con il Vescovo e la Diocesi; la disponibilità al coordinamento e al confronto con le altre Comunità Capi; la mentalità di aiuto alle altre Comunità Capi in difficoltà e disponibilità a cambiare Comunità Capi; l'accettazione delle regole per l'apertura delle nuove Unità e dei nuovi Gruppi; l'essere chiamati, consultati e coinvolti quando ci sono dei problemi grossi; la lealtà associativa nei censimenti e nelle nomine a capo; il contributo economico

COSA CHIEDE LA REGIONE SCOUT

La partecipazione agli eventi di formazione e di democrazia associativa; il contributo economico; la disponibilità a fare servizio come Quadro; la discussione e l'attuazione delle linee proposte dalla regione scout; l'adesione ai progetti regionali relativamente anche alle singole Branche

COSA CHIEDONO LE ISTITUZIONI DEL TERRITORIO DELLA COMUNITÀ CAPI

La partecipazione a determinate attività e battaglie civili e sociali che hanno attinenza col nostro specifico educativo avendo la coscienza che occorre stare molto attenti e che rischia di diventare un terreno minato; la partecipazione a determinate strutture che riguardano i giovani (commissioni giovani ecc.); aiuto per l'inserimento di handicappati e disadattati ecc; contributo all'elaborazione dei progetti relativi ai giovani; animazione di determinati eventi (colonie, estate in città ecc.); contributo all'approfondimento culturale; collaborazione con operatori sociali quando è possibile

COSA CHIEDONO LE ALTRE ASSOCIAZIONI DELLA ZONA O DELLA PARROCCHIA

La collaborazione ad attività specifiche; coordinamento nella presenza nella Parrocchia; contributo di idee e attività specifiche legate alla nostra capacità di animazione; partecipazione a documenti, appelli, manifestazioni che toccano il nostro specifico


dal diario di Francesco Assistente

L'IMPEGNO NEGLI SCOUT E GLI ESAMI ALL'UNIVERSITÀ

Massimo: "Io per gli scout ho perso un anno all'università!"
Discussione di fuoco in coca sui capi che non fanno gli esami all'università e dicono che è per l'impegno degli scout. Ogni tanto mi chiedo quale dovrebbe essere il ruolo della coca, fino a che punto ci si può mettere bocca. Purtroppo alcuni sono Capi senza essere adulti, e non c'entra l'età. Ecco allora che scatta una realtà di una Comunità Capi che diventa solo luogo di crescita personale e non più luogo di formazione permanente. Il sintomo è se al capogruppo capita spesso di fare da educatore, da confessore, da guida piuttosto che da coordinatore di adulti corresponsabili di un servizio educativo. A volte capita che i Capi delegano alla Comunità le scelte che sono solo personali e la Comunità Capi viene utilizzata e vissuta per coprire le proprie carenze personali, vedi perdere tempo ed esami. Altro sintomo è la frantumazione: certi valori si vivono solo quando abbiamo il fazzolettone al collo e poi si va per altre strade.
Da noi ci sono capi che vanno a Messa solo quando hanno le attività con i ragazzi? Cosa fare?
Alcuni capi della nostra coca chiedono alla Comunità Capi e all'Associazione di prendersi carico di esigenze come l'introduzione alla dimensione politica, l'aggiornamento culturale, la cultura biblica, che non sono strettamente relative alla progettazione educativa e al trapasso metodologico. La prima conseguenza è il rischio di non essere più abbastanza esigenti nella ricerca della qualità del servizio educativo ai ragazzi. Forse siamo troppo poco esigenti quando facciamo entrare le persone, magari perché abbiamo l'ansia di coprire gli staff delle unità. Sono scelte che poi paghiamo care. Anche questo spiega perché si dura così poco in servizio e c'è un grande turn over di Capi. Qualcuno sta in Comunità Capi fino a che ci sta bene affettivamente, fino a che si sente tra amici. Appena succede qualcosa nei rapporti mollano. Quindi prevale la ragione affettiva sulle ragioni del servizio. Cosa fare allora?



la comunità capi è un gruppo di adulti innamorati di Dio e dello scoutismo.



dal diario di Paola

LA CORRESPONSABILITÀ

È un discorso che ci siamo ridetti ieri sera alla riunione di coca, dopo che Francesca diceva che non sentiva un vero clima di amicizia in coca. Siamo in Comunità Capi non perché siamo amici ma perché siamo persone adulte che hanno fatto la scelta di fare gli educatori con il metodo scout in Agesci. Tutto il resto che ci sarà dato, sarà in sovrappiù. Il problema non è l'amicizia ma la stima che abbiamo l'uno verso l'altro per le scelte e per i gesti concreti che facciamo ogni giorno. E siamo tutti responsabili di tutto. L'obiettivo della coca è quello di migliorare il nostro servizio e quindi la qualità di Scoutismo che proponiamo ai ragazzi. Tutto quello che sappiamo e che sappiamo fare è patrimonio di tutti. Anche quello che succede nelle Unità, che non sono nostre ma soprattutto dei ragazzi che sono i protagonisti e della Comunità. Per questo ogni anno è la nostra Comunità Capi che affida l'Unità a ciascun capo, che risponde a tutta la Comunità Capi. Per questo si fanno le verifiche, si parla dei ragazzi, si verificano i programmi, si fa il Progetto Educativo. L'amicizia è bene che ci sia, ma non deve essere una discriminante. Invece è molto più importante la stima personale, sulla serietà delle scelte, la capacità di portarle avanti personalmente e con i ragazzi e la lealtà dei rapporti.

dal diario di Onorato

RIPARTIRE DA TRE

Per fortuna abbiamo il registro delle riunioni e lo usiamo sempre per rivedere le decisioni vecchie e anche gli errori che abbiamo visto in occasione delle verifiche. Su quel librone ci sono le idee, l'organizzazione e i comportamenti che sono la nostra storia. Le tradizioni del nostro gruppo sono un patrimonio, da discutere e da difendere nello stesso tempo. Non si può partire ogni volta da zero. Ci sono delle conquiste, delle tradizioni utili, dei valori fondamentali su cui siamo d'accordo e non è necessario ogni volta ridiscutere tutto, a meno che se ne senta l'esigenza perché sono entrate troppe persone nuove o è troppo tempo che non ce le ridiciamo. Tutto questo serve per migliorare la qualità di Scoutismo che si propone ai ragazzi. Le nostre tradizioni, i nostri usi e costumi si possono migliorare e discutere, ma non possiamo ogni volta ricominciare a ridiscutere tutto. Insomma si ricomincia da tre, anche se ci chiediamo perché facciamo le cose. E poi chi non è venuto si va a riguardare le decisioni sul quadernone.



L' APOLOGO DELLA PANCHINA
Mi viene in mente l'apologo della panchina, che faceva parte del repertorio di Attilio FAvilla.

Il nuovo colonnello arriva nella caserma e verifica i servizi dei soldati.
Vede il servizio di sentinella chiamato " alla panchina " . In effetti, guardando dalla finestra, vede un soldato tutto impettito in tenuta da combattimento, che sta attento ad una panchina nel giardino. Interessato guarda nelle carte e vede che per anni quel servizio é stato espletato ogni giorno. Alla fine, disperato, ordina una ricerca in archivio e il risultato é il seguente. Venti anni prima quella panchina era stata ridipinta di verde e il colonnello dell'epoca aveva messo una sentinella perché nessuno ci si sedesse. E da allora il servizio era continuato.




dal diario di francesco prete

LEALTÀ ASSOCIATIVA E CENSIMENTI

La fantasia associativa non ha confini e se si vuole lasciare le cose come stanno basta imbrogliare un po' le carte e fare finta che... Ma questo significa anche non essere stimolati a risolvere le situazioni, a non spingere i Capi a partecipare agli eventi di formazione per terminare l'iter, a non programmare per tempo le situazioni e le forze, in maniera da non vivere sempre con l'ansia delle situazioni da tamponare. Finalmente ci siamo dati la regola: se non obbediamo, all'interno dell'anno scout, alle richieste di formazione che ci servono e che non sono solo quelle della Zona, accettiamo di chiudere le unità. Non si possono tamponare situazioni che rischiano di incancrenirsi. Questo lo abbiamo promesso in Zona, e non accetteremo trucchetti a livello dei censimenti. Se lo ricordino i capi dei lupetti e anche lo staff del clan che devono fare i campi di formazione!



PALETTI

sono fattori importanti della coesione:




dal diario di Paola

LA COMUNITÀ CAPI COME GRUPPO DI ADULTI

Lucia ha litigato un'altra volta con l'Akela Francesco davanti ai ragazzi del branco e non è la prima volta che capita. Quando perde le staffe non ragiona più e non si ferma più. Ogni tanto mi chiedo se abbiamo fatto bene a far entrare certe persone in coca. La speranza nel cambiamento, nel miglioramento c'è sempre, ma c'è anche un minimo livello sindacale, al di sotto del quale non si può andare. Una Comunità Capi è valida se le persone che la compongono sono valide. Si può utilizzare quanto si vuole la forza della comunità, ma se l'aspetto personale non è sufficientemente approfondito, si rischia di far diventare la Comunità Capi un'altra cosa, un gruppo di amici che non hanno altro di meglio da fare o stanno uniti per simpatia o perché stanno bene assieme. Questo è spesso legato al fatto che qualcuno entra e rimane in Comunità Capi perché non riesce a trovare all'esterno quelle risposte alle esigenze che ha e che l'educazione scout ha contribuito a creargli. Cerca nella Comunità Capi quello che si dovrebbe trovare anche fuori ma che spesso non si vede o non sempre è facilmente raggiungibile. Di qui le crisi nei rapporti e le discussioni sulle scelte. Per Lucia non so come comportarmi. Ne parleremo prima personalmente e poi in coca. Cosa fare?
Ma siamo anche persone che riescono a fare una cosa meravigliosa che è educare dei ragazzi. Se abbiamo problemi siamo normali. Per sdrammatizzare mi è venuto in mente quel pezzettino simpatico della vecchia cocagenda di tanti anni fa.



IL CONCETTO DI NORMALITÀ

Ma siamo normali? Siamo uno Coca normale?
Per essere una Coca normale occorre avere questi problemi: avere dei rapporti difficili tra giovani e vecchi, fare che ogni anno coprire gli staff é una tragedia o ogni volta si dice che si chiude e poi non si chiude mai; brontolare tutti per come funziona la Coca e criticare quello che succede in Zona, in Regione e al Centrale; non avere mai tempo per fare tutto quello che si dovrebbe fare.
Se abbiamo questi e altri settecentoventidue problemi siamo una Coca normale.




dal diario di Paola

L'ARCIPELAGO E LA COESIONE

A volte penso che siamo non un'isola unica ma un arcipelago di staff molto uniti all'interno.
Siamo una coca molto unita? Negli staff certamente. I capi vivono situazioni che sviluppano le simpatie interpersonali e ogni capo sente che i suoi bisogni sono appagati. La coesione permette di superare difficoltà esterne al gruppo anche grosse se c'è la stima e la consapevolezza di credere alle stesse cose. Ma in questa situazione io ci vedo anche dei pericoli. Il primo pericolo è il conformismo, cioè il fatto di sentirsi tutti uguali e di avere idee troppo uguali. Chi ha idee diverse vive il rischio di sentirsi emarginato dallo staff molto unito. Questo da noi lo vedo in branca e/g. Da loro i legami sono molto forti, le regole sono ferree e non bisogna sgarrare altrimenti non si è integrati nel gruppo. Chi trasgredisce volutamente le regole del gruppo diventa un deviante ed è subito emarginato. Funzionano bene e sono bravi con i ragazzi ma restano chiusi tra di loro. È importante invece che la coesione non diventi uno strumento di emarginazione di qualcuno. In branca e/g i tirocinanti fanno fatica ad amalgamarsi. I tirocinanti fanno fatica a entrare in questi gruppi che hanno una storia di lavoro molto consolidata. Sono capi che hanno passato tanti giorni assieme, che hanno molti ricordi di uscite, di campi, di situazioni passate assieme che formano la loro storia di gruppo, e chi non ha questa storia, questo affiatamento, rischia di rimanere ai margini. Cosa fare?


PALETTI
Qualità (interne) della mia Staff

Si lavora bene insieme
Si sta bene insieme
Si parla e si comunica
C'è fiducia reciproca
Siamo complementari
Rapporti di rispetto
Rapporti di sincerità
Rapporti di complicità
Rapporti di valorizzazione
Rapporti di stima
Allegria
Perseveranza
Pazienza
Ospitalità
Accordo
Perdono
Entusiasmo
Aiuto reciproco



dal diario di francesco prete

LA COMUNITÀ CAPI DI PAESE

Noi che si vive a Livorno siamo una coca di città, ma quasi metà dello Scoutismo italiano è in grandi paesi o in piccole città. Essere in un paese significa avere rapporti continui tra i Capi e i ragazzi e tra i Capi tra di loro, sapere sempre e conoscere le persone e le famiglie. Molto spesso la provenienza dei ragazzi è abbastanza disomogenea, specie se la Comunità Capi ha fatto la scelta di accogliere ragazzi di provenienza sociale diversificata. Questa scelta è più facile a livello di paese. Significa anche avere la possibilità di usare molto tempo al di fuori delle attività per il rapporto personale. Diventa però molto importante la fama e la fiducia che ogni capo ha nei confronti della gente, che deriva dal chi sei, cosa fai e cosa dici. Questo diventa la misura concreta dell'autorevolezza del Capo e della Comunità Capi, che viene sempre da una storia lunga nel tempo, fatta di presenza e di visibilità.
Altro discorso è la situazione dello Scoutismo di paese fatto il venerdì, sabato e domenica, quando i Capi tornano dai luoghi delle Università e di lavoro e devono concentrare in queste ore tutto lo Scoutismo possibile, compresa la Comunità Capi e tutti i rapporti personali privati. Alcuni gruppi della costa vivono questa situazione, da come ce la raccontano i capigruppo. Questa situazione di vita dei capi comporta dei problemi che occorre accettare e vivere con serenità. Basta che questo poco tempo che si vive nel paese permetta di vivere uno scoutismo di buon livello. E' importante non essere presi dalle ansie e dalle preoccupazioni di insufficienza e agitazione continua.
Un'altra conseguenza della Comunità Capi di paese è la difficoltà causata della scarsa stabilità di vita. I giovani vanno a lavorare e a studiare fuori e anche il lavoro definitivo si trova fuori dal paese. In compenso si incide in maniera meravigliosa nel tessuto culturale del paese e a volte, per fortuna, ci si scontra anche con forze negative che comandano in alcune occasioni e situazioni. Spesso quando la Comunità Capi è troppo piccola e l'angoscia fondamentale è la sopravvivenza del Gruppo. Occorre accettare, secondo me, il fatto che è impossibile fare una programmazione che permetta di non vivere sempre nell'angoscia di chi terrà le Unità l'anno successivo. Occorre accettare la situazione e smetterla di angosciarsi. In certi paesi la politica oculata dell'immissione degli extrassociativi è diventata l'arma vincente, anche per non avere una sola persona su cui contare, quella che se molla lui spariscono gli scout dal paese. E poi esistono le possibilità di collegarsi, di associare le forze tra coca di paesi vicini.

LA COMUNITÀ CAPI DI CITTÀ

La nostra coca, che è in un gruppo cittadino di Livorno e vive altri problemi. Il tempo in cui si sta assieme tra i Capi spesso è limitato al momento della riunione di Comunità Capi e al servizio con i ragazzi, quando si svolgono e quando si preparano le attività. Alcuni di noi hanno l'abitudine di andare a messa in Parrocchia anche se non hanno i ragazzi in attività e non nelle loro parrocchie di origine ed è un'ulteriore occasione di incontro. Occorre tempo perché il nucleo portante diventi quello dei ragazzi del che sono stati scout del gruppo che continuano nel servizio e diventano capi. Questo sta capitando, ma la maggior parte veniamo da fuori da altre parti della città. Per i capi del quartiere il rapporto è maggiore e questo comporta un rapporto di conoscenza e di amicizia che si allarga al di fuori della scelta scout e supera la scarsità di tempo in cui si sta assieme, anche perché è una conoscenza e un'amicizia che parte da lontano e si è consolidata nella branca rover. Noi capi che veniamo da fuori se non stiamo attenti rischiamo di vivere fuori dai problemi dell'ambiente in cui si opera, specialmente se faremo la scelta di operare a livello di quartiere favorendo le iscrizioni dei ragazzi del quartiere. Sarà un po' più difficile vivere i problemi del territorio e anche capirli. Ma con il tempo ci riusciamo anche noi.



dal diario di Paola

I GENITORI DI SECONDA BATTUTA

Io penso sempre che se aspettiamo che ci vengano i ragazzi portati dalle famiglie, avremo una sempre maggiore omogeneità sociale e questo non è bene. Noi capi siamo della stessa classe sociale dei nostri ragazzi perché siamo figli di famiglie che si sono poste il problema educativo. Apparteniamo a famiglie che hanno risolto i problemi di sopravvivenza e quindi hanno la possibilità di affrontare i problemi culturali ed educativi. Siamo figli di impiegati e di insegnanti e di ex scout e così i nostri ragazzi. Invece le famiglie che non si pongono il problema educativo non ci cercano. Come fare a cercarle noi? Dove andiamo a cercare noi i loro figli per fare la proposta scout? Bisogna parlarne in coca e decidere cosa fare.

I NUMERI DELLA COCA

Noi siamo una coca abbastanza giusta nei numeri perché siamo in quattordici. Il numero dei membri della Comunità Capi è una delle variabili più importanti. Infatti, è quella che determina in buona parte le possibilità dell'impegno educativo. Il numero giusto di una Comunità Capi secondo me è intorno alle quindici persone. Sotto le dieci c'è una Comunità Capi piccola, sopra le venti c'è una Comunità Capi grande. Noi abbiamo passato un periodo che eravamo troppo pochi e avevamo un sacco di problemi. Quando eravamo una Comunità Capi piccola, ed eravamo in otto, avevamo sempre il problema della sopravvivenza e tutto era fatto e deciso in funzione di questa. Tra i vantaggi c'era che eravamo molto uniti tra di noi ed avevamo un atteggiamento interbranca molto sviluppato a causa della situazione contingente. Non si riusciva ad esprimere un vero Capogruppo e il confronto tra le idee risultava asfittico, perché c'erano meno occasioni di confronto. Anche i rapporti con le altre Comunità Capi risultavano difficili perché tutto il tempo era dedicato ai ragazzi e quindi era difficile fare una vera attività di formazione. Tra di noi prevalevano gli aspetti affettivi. Forse conveniva pensare se non era meglio collegarsi con un'altra Comunità Capi per riuscire ad attuare in maniera concreta la parte di formazione permanente. Potevamo lasciarci la possibilità di riunirsi come Gruppo autonomo, ogni tanto, specie quando si trattava di verifiche delle Unità o di decisioni relative al Gruppo.
Non so se diventeremo una coca grande, come il gruppo che ci confina. Loro sono venticinque. C'è una maggiore ricchezza di opinioni che si confrontano ma diventa più difficile esprimere le proprie opinioni perché sono troppi. Spesso, in queste situazioni, si rischia la divisione in piccoli gruppi contrapposti e inoltre è più difficile vivere i rapporti interpersonali con serenità. In compenso non hanno grossi problemi di sopravvivenza e la loro coca risulta strutturata ed efficiente nella programmazione delle attività di formazione. Ma da loro i nuovi entrati hanno più difficoltà a integrarsi e c'è in rischio di non sapere cosa fare quando si è troppi nelle unità e non si vuole rischiare ad aprirne delle altre. In compenso fanno delle attività per i ragazzi più organizzate e sinceramente a volte anche più entusiasmanti delle nostre, anche perché avere troppo pochi ragazzi è un rischio per il metodo. Si rischia di passare dalla gioia di essere pochi e bravi al sentimento e alla depressione di essere solo quattro gatti.



dal diario di Onorato

LE FASI DELLA STORIA PSICOLOGICA DELLA NOSTRA COMUNITÀ CAPI

Se penso alla storia della nostra coca, potrei dividerla in tre fasi abbastanza integrate ma anche chiare nelle loro caratteristiche.
La fase di orientamento
Il primo anno c'è stata una prima fase di orientamento, quando la Comunità Capi si formava. Noi siamo nati dalla gemmazione tranquilla di un gruppo livornese che era diventato troppo grande. All'inizio si dipendeva molto dal Capogruppo, che era l'anziano che aveva più carisma, che prendeva le iniziative e dava la struttura al gruppo. Era il momento in cui la Comunità Capi si faceva domande continue sugli scopi, su come ci si organizzava
ecc. Le difficoltà vissute come momento eroico limitavano le difficoltà dei rapporti, perché prevaleva l'orientamento verso il compito educativo, il lavoro concreto con i ragazzi per cui tutti erano impegnati. Tutti noi che siamo rimasti ricordiamo con nostalgia questa fase eroica.
La fase di conflitto
Dopo questa prima fase, dopo il primo anno, sono emersi i conflitti su come ci si doveva organizzare o su come si doveva operare con i ragazzi. Si cercava di chiarire le regole di lavoro e la funzione del Capogruppo, per come organizzava le cose, veniva messo in discussione il suo compito. Il capogruppo intelligentemente si è defilato e sono entrato io che sono più giovane. Si dividevano i compiti e si verificavano le capacità di ciascun capo. I conflitti interpersonali esplodevano in varie forme. Finita la fase eroica, si cominciava ad avere la possibilità di approfondire le problematiche dei rapporti e a vedere anche quali erano le radici delle scelte e delle motivazioni di ciascuno. È stato un momento molto burrascoso e qualcuno se ne è uscito dalla coca sbattendo la porta. E' durata un paio d'anni. Tutti noi che siamo rimasti ricordiamo con ansia questo momento burrascoso.
La fase di integrazione e di interdipendenza
Dopo questo periodo burrascoso, la Comunità Capi ha cominciato a funzionare perché aveva raggiunto l'integrazione interna. I conflitti interpersonali si cominciavano a risolvere e si cominciava a lavorare bene assieme. Ci si scambiavano informazioni utili per ciascuno e si lavorava tutti per lo scopo per cui si era assieme. Questo è il momento che stiamo passando ed è un momento felice. Molti membri della coca sono orientati sia al compito educativo con i ragazzi che alle persone e alle attività della Comunità Capi. Questa situazione e questo clima spero che abbiano una certa durata. Sto aspettando la prossima crisi, che fa ripartire tutto dall'inizio o quasi.
Quando arriverà la affronteremo.



PALETTI

fattori che aiutano la comunità capi

fattori che ostacolano la comunità capi



dal diario di Paola

COCA: I PERDENTI, I VINCENTI E I PRIMI DELLA CLASSE

La nostra una società che premia i singoli e i vincitori. Quindi trasforma coloro che non sono vincitori in perdenti. Le conseguenze per noi adulti sono dirompenti. Viviamo subito due conseguenze collegate, la perdita di fiducia in se stessi e la ricerca istintiva, che abbiamo dentro di noi, di diventare il primo della classe o di collegarci al primo della classe. Nelle nostre Comunità Capi sembra che questo problema sia completamente superato e facilmente lo è, ma bisogna che siamo molto sensibili e attenti affinché non rispunti fuori anche senza che lo vogliamo. Io ho vissuto dei capi che volevano essere i primi della classe, con conseguenze dirompenti e sbattere di porte. Le prime donne sono nocive allo scoutismo. Ogni tanto fa bene ripensarci e dobbiamo domandarci se non rischiamo di diventare una classe di scuola, con i primi della classe e i voti e le pagelle che ci diamo reciprocamente, magari con una pacca sulle spalle. E i primi della classe che sono soddisfatti e non hanno nulla da imparare da nessuno, e quelli normali, che non sono gli ultimi, che covano rabbia che prima o poi esplode. Ma noi non ci entriamo in queste dinamiche!

NO AL PADRE NOSTRO

Ieri sera avevamo litigato e c'era ancora un clima pesante in coca. Le persone accettano di essere criticate in quello che fanno, non per quello che sono. Invece ieri sera eravamo andati per quella strada pericolosa. Al solito sono contrasti di caratteri che non di idee. Avevamo programmato di dire il Padre nostro alla fine della riunione. Di solito ci colleghiamo con le mani nel cerchio. Io ho proposto di non fare questo gesto stasera perché era falso e simbolo di qualcosa che non c'era e di non dire nemmeno il Padre Nostro. Ho proposto un momento di preghiera silenziosa per chiedere perdono ciascuno di noi agli altri e a Dio. E che poi ognuno se ne andasse a casa sua.
Avrò fatto bene? Onorato e don Francesco approvavano.


dal diario di francesco prete

EDUCAZIONE NON EMARGINANTE. IL MESSAGGIO DEL GRUPPO

Sandro del reparto maschile: "Mi ha telefonato un'assistente sociale. Chiede se prendiamo un ragazzo. Cosa si fa?".
È partita la discussione, con l'analisi degli altri ragazzi problematici presenti nelle unità e la possibilità di seguirlo. La decisione, prima di dire sì o no è stata quella di sapere qualcosa di più. Sandro aveva chiesto all'assistente sociale, ma lei è rimasta sul vago e ha detto che grossi problemi non ce ne sono. Loro fanno sempre così. Gli basta passarci la palla, che poi è un ragazzo. A noi invece ogni volta che ci chiedono di far entrare un ragazzo con i problemi ci viene l'ansia da inadeguatezza che è giusta e sbagliata nello stesso tempo. Il nostro gruppo può dare un messaggio di accoglienza o di discriminazione, di apertura o di selezione a seconda di come rispondiamo a queste sollecitazioni. È la mentalità della coca, la politica delle iscrizioni che determina se un ragazzo con difficoltà viene accolto e specialmente è accettato e accolto nel gruppo. Io penso che le difficoltà danno senso alla vita e accogliere i ragazzi con i problemi è un dare un senso al nostro servizio e alla routine. Diventa una sfida alla nostra fantasia metodologica. Sarebbe utile ripensare a quale tipo di messaggio diamo concretamente in coca.
Il nostro è un impegno sociale e politico. Questo significa che dobbiamo coniugare la carità e la giustizia, quindi accogliere le situazioni di emarginazione ma anche lottare per combattere le forze che li emarginano o che non si interessano al problema. Quindi occorre arrivare alla appassionata difesa dei diritti di ciascuno. Una caratteristica del nostro tempo è che i bisogni e le emarginazioni che per noi erano tradizionali stanno cambiando continuamente, e ci stanno appellando altre situazioni nuove, che ci obbligano a vedere il territorio con occhi diversi e a collaborare con altri che lavorano con noi e meglio di noi su certe problematiche. La cosa più importante è che riusciamo a farci una mentalità non emarginante. Anche l' immagine che noi diamo di noi stessi può essere emarginante. Il nostro modo di agire, le attività, i soldi necessari per le attività rischiano di divenire emarginanti se non stiamo attenti e rischiamo di inviare un messaggio di discriminazione e non di accoglienza. Così da noi vengono i bramini, che poi ti accorgi che hanno le famiglie disastrate e un quintale di problemi anche loro. E' lo stile della Coca che determina la vera capacità di accoglienza del diverso e lo spazio che si dà all' educazione non emarginante. Ogni ragazzo che ha dei problemi è innanzitutto una persona con i suoi interessi, le sue capacità, le sue simpatie e le sue antipatie. E occorre sempre partire da quello che è e che sa fare piuttosto che da quello che non è e non sa fare. Solo che occorre non essere mai superficiali, specie con quelle famiglie e quei ragazzi che di batoste nella vita ne hanno avute tante. Non devono averle batoste dagli scout.


dal diario di Onorato

ATTENZIONE ALLE ISCRIZIONI

Ieri sera discussione se accettare un ragazzo handicappato nel reparto, quello segnalato dall'assistente. Ci sono problemi di comportamento, di abbandono della famiglia e di solitudine. È emarginato dai compagni perché a volte è violento. Come capacità mentali è normale. Pensiamo di accettarlo. Diremo alla famiglia che si fa una prova, per vedere come si trova, sia lui che noi. Vedremo come coca di aiutare il reparto, magari mandando qualche rover in più, senza però dargli delle responsabilità.
Da noi tutte le iscrizioni di ragazzi che presentano problemi di handicap o sono caratteriali o hanno altri problemi particolari passano dall'approvazione della Coca Infatti si deve evitare il rischio che troppi ragazzi problematici si trovino nella stessa unità, rischiando di trasformare l'unità da gruppo scout a gruppo terapeutico. Questo è logico, perché è la Coca che deve decidere se, per il bene del ragazzo, che è il protagonista di questa discussione, considerando le forze che abbiamo a disposizione, e avendo la visione nel tempo dei problemi, è bene accettare l'iscrizione.
Questo atteggiamento di attenzione va attuato specialmente quando i ragazzi ci sono segnalati da assistenti sociali o da medici o ce lo dicono i genitori. È il momento di approfondire di più la conoscenza preventiva del ragazzo. È chiaro che l'atteggiamento deve essere quello dell'accoglienza. Se vogliamo essere dei perfezionisti e aspettiamo di essere pronti non accoglieremo nessuno; non bisogna essere né ansiosi né superficiali ma c' è una grande differenza tra avere un atteggiamento di fiducia ed essere incoscienti. È necessario inoltre stabilire il limite di gravità di handicap perché a quel dato ragazzo, in quella data unità, con quei dati ragazzi, con quei dati capi, lo scoutismo serva a lui e alla comunità che lo accoglie. Noi singoli non siamo capaci di risolvere tutte le situazioni. Solo la Coca può cercare di decidere obiettivamente, andando al di là degli eroismi e delle paure dei singoli capi. Per ogni ragazzo con problemi che entra nell'unità va fatto un programma preciso, che riguarda le forze reali, gli obiettivi minimi che possiamo raggiungere ecc. Dobbiamo tener conto che il ragazzo, una volta entrato, passerà nelle branche successive. Perciò il problema va vagliato globalmente, immaginandolo fino all'età della branca rover. Quindi l'inserimento di un portatore di handicap va visto sotto il profilo della possibilità di avere dei vantaggi per lui e per tutta la coca. Su questo siamo stati tutti d'accordo. Quindi un uso saggio è quello di dare gli indirizzi generali riguardo al numero e ai criteri generali di ingresso, a cui i capi si attengono. Per i ragazzi particolari si decide in coca.



dal diario di Paola

I RAPPORTI CON I GENITORI DEI RAGAZZI CON PROBLEMI

"Giovanni non ha niente, è solo il suo carattere! - così ci ha risposto la sua mamma. Invece Giovanni di problemi ne ha, e grossi. Spesso i genitori di questi ragazzi tendono a minimizzare il problema del figlio perché lo prendiamo. Spesso hanno vissuto storie di chiusure che li rendono diffidenti sulle possibilità di inserimento. Diventa importante anche trovare la maniera di chiarire i problemi a livello giuridico, con eventuali dichiarazioni scritte dei genitori. Comunque, quando decidiamo, è importante che non ci poniamo troppo il problema di cosa penseranno gli altri genitori. Questo perché la decisione su queste cose è propria della Coca e su questi problemi siamo sovrani. È chiaro che se è utile e possibile si può pensare anche a un coinvolgimento intelligente dei genitori. Per Giovanni coinvolgere i genitori è una battaglia persa, perché non vogliono vedere né vogliono sapere. Dovremo cercare qualche aiuto o qualche parente più cosciente della situazione?

SOLDI SOLDI SOLDI SOLDI

Quanto costiamo ad una famiglia? Una delle caratteristiche degli scout è quella di costare abbastanza poco. Questo deve essere vero anche nel nostro Gruppo, affinché non possa mai capitare che diventiamo emarginanti perché diventiamo costosi, magari per quello che propongono le Unità. In questo dobbiamo essere molto attenti. È un discorso che si deve poter dire tranquillamente ai genitori. Meglio farlo sapere e farlo diventare un'attenzione di tutti, specialmente di quelli che vengono agli incontri. Quei genitori che hanno problemi economici sono quelli che non vengono mai ai nostri incontri. Noi facciamo sapere che se c'è qualcuno che ha difficoltà di qualsiasi tipo per far partecipare i ragazzi alle attività può rivolgersi al Capo Unità senza nessun problema e nella massima discrezione perché loro possono gestire delle somme per queste evenienze.
La cultura di considerare anche l'aspetto economico dei progetti è fondamentale per ogni seria programmazione. Nel nostro gruppo cerchiamo di sviluppare la cultura dell'autofinanziamento, specialmente nelle situazioni in cui girano dei soldi nelle famiglie e sarebbe molto più facile chiederli. A livello pedagogico per i ragazzi l'autofinanziamento deve avere sempre un obiettivo visibile o comunque che sia possibile verificare. Anche per questo è saggio lasciare alle Unità una certa indipendenza amministrativa, stando sempre attenti che non ci siano usi assurdi o multe usate come autofinanziamento, come da noi hanno fatto alcune squadriglie. Chi arrivava in ritardo o diceva una parolaccia doveva pagare. Chiaramente abbiamo subito stroncato l'uso.
Un saggio uso che si sta diffondendo in vari gruppi è quello di dividere sempre le spese generali di organizzazione dalle spese vive di gestione. Alle spese di organizzazione contribuiscono tutti, anche quelli che non vengono e non partecipano alle attività. Questo succede per i campi estivi come per le uscite di gruppo o altri eventi associativi. I costi della ricerca dei posti campo o del trasporto dei materiali o del costo del luogo si dividono tra tutti, anche tra quelli che non vengono.
In alcuni gruppi i capi chiedono una minima quota mensile per le attività e il miglioramento della qualità della proposta. Un po' come la quota della palestra o dell'inglese. Può essere anche questa una scelta, che però occorre fare con molta attenzione, specie se ci sono situazioni per le quali anche una minima quota mensile può creare un problema. Questi soldi possono servire ad esempio a pagare l'uscita o parte dell'uscita. In questa maniera concretamente tutti hanno contribuito, anche quello che non sono venuti. Questa quota non esime chiaramente le Unità dal ricercare l'autofinanziamento, che è uno strumento altamente educativo. Noi abbiamo rinunciato all'idea della quota, anche per distinguerci dalle altre associazioni o dalle società sportive. Pensiamo che l'autofinanziamento sia la soluzione migliore, quella che ci obbliga a sviluppare la fantasia nostra e l'impegno dei ragazzi.
Da noi si usa che ogni attività si deve autofinanziare, sia dai partecipanti che dall'unità, perché i costi fissi sono uguali per tutti. Come gruppo, visto che alcuni dei nostri ragazzi vengono da famiglie con problemi economici, cerchiamo sempre di fare attività con costi accettabili, ma anche, cerchiamo di trovare dei modi di finanziamento che permettano ad alcune persone di non pagare le quote delle uscite, o le uniformi o i costi dei campi. Ci pensa il gruppo o la cassa di unità, nel modo il più discreto possibile. Questa scelta limita certamente a livello organizzativo, per cui certe idee, magari certe imprese dei ragazzi, le ridimensioniamo quando vediamo l'analisi dei costi, oppure si vede che l'autofinanziamento non è stato sufficiente. Ci siamo accorti che questa scelta non limita la voglia di avventura dei ragazzi, ma li obbliga ad essere economi e laboriosi più di prima. Due settimane fa abbiamo organizzato un mercatino di riciclaggio delle uniformi e delle attrezzature organizzato dai genitori a livello di baratto o di regalo. È una cosa che funziona, specialmente se la forma è gioiosa e come atteggiamento di aiuto reciproco di tutti verso tutti. Le uniformi e le attrezzature vengono “riciclate” e diventa un momento educativo per i ragazzi e i genitori.
Un genitore ci aiuta a fare il bilancio, che presentiamo alla zona e ai genitori. Questo per rendere trasparente la gestione. Per i soldi teniamo un libretto bancario al portatore, così non spendiamo soldi di tenuta conto. Abbiamo il nostro codice fiscale del gruppo. Abbiamo dovuto farlo per avere in comodato la sede dalla parrocchia. Ci serve anche per utilizzare le rivendite all'ingrosso per i campi e le uscite.


dal diario di Onorato

LE RICHIESTE DI CONTRIBUTI

Abbiamo deciso di chiedere un contributo alla Banca che è vicino alla nostra sede. Ho telefonato al responsabile della Zona per sapere se aveva fatto delle richieste analoghe. Occorre stare attenti, specie per gli enti e le banche, di non accavallare le domande tra la Zona e i gruppi. La cosa fondamentale che le cose siano concordate e fatte alla luce del sole e che i contributi siano chiesti per motivi che danno la possibilità di un rendiconto chiaro. Inoltre che non ci saranno mai contropartite di nessun tipo, solo la relazione alla banca su come abbiamo utilizzato i loro soldi e la lettera di ringraziamento. La banca ci ha date due milioni che sono serviti per le attrezzature e le tende e per comprare le uniformi per alcuni ragazzi in difficoltà economica.

LA CASSA DI GRUPPO

Come al solito, quelli che vanno al camposcuola hanno dal gruppo il viaggio pagato e la quota di iscrizione del campo. La parte del mantenimento ciascuno se la paga. Da noi c'è la regola che il contributo per i campi scuola si dà a tutti. Chi ci rinuncia lo dice direttamente al Capogruppo. È importante che passi l'idea di una grande attenzione ai soldi, di cui dobbiamo rendere conto anche ai genitori, specie se glieli abbiamo chiesti per particolari attività. La coca ha lasciato a noi capigruppo una cifra discrezionale di mezzo milione per eventuali rimborsi o aiuti a situazioni di Capi, di genitori di ragazzi ai quali secca far sapere di aver bisogno di aiuto. Quando la cifra è finita, si dà il resoconto alla coca senza fare nomi e si riparte.


dal diario di Paola

LO STILE ECONOMICO E LA GITA IN BICICLETTA

Quando gli e/g hanno proposto l'uscita in bicicletta all'estero, la coca non è entrata nel merito della scelta. L'unica domanda che ci siamo fatti era come avrebbero risolto il problema dei costi, in maniera che non diventasse emarginante per qualche ragazzo o per qualche famiglia. Sui soldi da noi si cerca di utilizzare i mezzi poveri e l'essenzialità entra come stile della gestione delle attività per tutte le branche. Questo significa in concreto che di ogni evento lo staff deve tener conto anche dei fattori di costo e confrontarli con i valori educativi che si vogliono ottenere, cercando sempre di stare attenti a non divenire emarginanti per il fatto che si propongono attività costose per le famiglie, specialmente se non c'è stato un sufficiente lavoro di autofinanziamento. Alla fine siamo stati tutti d'accordo per la gita in bicicletta all'estero. Dovremo pensare alla sicurezza.


dal diario di Onorato

LA FILOSOFIA DEL PORCILE E LA SEDE EDUCATIVA

Il parroco ha ragione. Ci ha detto: "Come potete educare dei ragazzi se la sede la lasciate che sembra un porcile?"
A volte le sedi delle nostre unità sembrano dei porcili e occorre fare qualcosa. Il ritorno dall'uscita è tragico e la stanchezza vince tutti. Se quella sera non ce la fanno a rimettere la sede a posto pazienza! Ma se il materiale resta lì per una settimana o anche più, allora qualcosa non va a livello educativo ed è colpa dei capi. La stessa cosa vale quando si fanno le attività manuali in sede. Il principio è quello di smettere un po' prima per avere il tempo di rimettere a posto tutto. Non si può accettare il disordine che spesso diventa spreco: rischia di diventare un modo di vivere.
Allora io mi chiedo: "La nostra sede é educativa?".
I posti hanno sempre un valore educativo. Io penso che siamo influenzati dai luoghi! CI danno le loro emozioni, che derivano da quello che sono e dalla storia che lì ci è passata. E' per questo che se vogliamo fare l'esperienza del deserto i ragazzi li portiamo nel bosco e non nella piazza del paese.
Il primo vero passo per l'educazione all'essenzialità parte dal rispetto della roba e dal non buttarla via, dalla capacità di utilizzare al meglio i materiali e da non accettare per troppo tempo l'incompetenza che porta allo spreco. Qualcuno di noi deve insegnare queste cose ai ragazzi, perché il consumismo li porta a non rispettare le cose, tanto le ricomprano. La stessa cosa capita nell'uso dei materiali e degli arnesi. E le tende lasciate bagnate dopo l'uscita ammuffiscono e marciscono. E' successo dopo la scorsa uscita. Le tende delle squadriglie non sono state stese ad asciugare. Ci mancava poco che marcissero.
Il rischio è poi che i posti che tocchiamo li lasciamo in disordine, bruciando la possibilità agli altri scout di andarci. L'uso di noi capi, se possibile, è quello di far fare un giro ai padroni del luogo, per far vedere che lasciamo pulito e che non c'è niente di rotto. Inoltre gli diciamo che se trovano qualcosa di rotto ce lo mandino e a dire. E lasciamo i soldi pattuiti o un'offerta per "mantenere" i posti.


dal diario di Paola

IMPIANTI E DINTORNI

Abbiamo chiesto alla parrocchia di mettere a norma gli impianti elettrici. Ci hanno risposto di pensarci noi. Siccome vogliamo fare le cose secondo legge, abbiamo trovato tra i genitori il tecnico giusto, che ci farà gli impianti a norma e farà di dichiarazione di conformità. Abbiamo comprato anche tre estintori nelle sedi delle unità.
Su tutte queste cose mi sono documentato sui "Quaderni della Lombardia", che sono molto approfonditi e utili per questi problemi e hanno anche le formule dei vari documenti o contratti necessari.
Quando ho un problema o un dubbio vado a cercare lì.




Comunità Capi Mede I

VENERDÌ 29 OTTOBRE 1999

....E ancora una volta abbiamo slittato sul programma: infatti tanti erano gli argomenti da proporre in serata e proprio il PE è rimasto zoppo, sarà quindi nostro impegno portare a termine questo delicato lavoro nel prossimo incontro di venerdì 5 novembre.

Per non perdere tempo è stato appeso in cartello con i seguenti avvisi:
1. aggiornare il calendario consegnato in Coca inserendo 14/1 presentazione comunicandi - 21/11 presentazione cresimandi - 22/11 incontro sul tema: GESTIONE DEL CONFLITTO IN FAMIGLIA

2. La quota censimenti rimane invariata L. 60.000 - L. 100.000 le coppie di fratelli nella stessa branca

3. sollecito date delle uscite dalle unità

4. Prossimi appuntamenti di co.ca: 12/11 i programma di Coca: 19/11 presentazione dei programmi chiaramente tutto ormai slitta di un incontro.


Abbiamo iniziato l'incontro con la preghiera, seguita da una verifica dell'incontro "di gruppo" svoltasi il fine settimana precedente per la vendita delle mele.
L'attività è andata a gonfie vele considerando che il guadagno è stato il doppio del previsto. Si è quindi messo in discussione l'importo da destinare all'AISM e quello eventualmente da inviare al campo profughi dove i ragazzi del noviziato hanno svolto servizio la scorsa estate. Ci siamo dati il tempo di una settimana per valutare le proposte, sentendo anche eventualmente l'associazione stessa.
Anche l'uscita in sé è stata buona, avendo coinvolto tutte le branche offrendo anche momenti comuni.
Abbiamo anche noi capi gruppo verificato il nostro incontro formativo regionale. Che, benché partito con qualche riserva, ha dato un buon risultato. È stato interessante e coinvolgente.
Siamo passati quindi alla spiegazione del calendario che i lupetti si sono impegnati a vendere. Buon lavoro questo della Fiordaliso
Ho comunicato alla Coca che la lettera di "PROTESTA" AL Milano … non è stata fatta, per un motivo molto semplice: non avevo né indirizzo, né numero telefonico. e forse è stato meglio così; ho chiamato la regione e in persona di YZ mi ha invitato a telefonare alla capo gruppo del Milano X esponendo fraternamente tutte le nostre perplessità, senza timore, ma con chiarezza.

Così ho fatto, e XY la capo gruppo si è molto scusata, sapeva comunque di aver lasciato disordine e si era riproposta di richiamarmi, mi ha anche confidato una difficile situazione della sua Coca e ci siamo lasciate augurandoci vicendevolmente buona strada.
Erano ormai le 22.30 ma il PE ci aspettava, ci siamo così divisi in tre gruppi, ognuno dei quali avrebbe analizzato le aree assegnate riportando poi in discussione perplessità, modifiche o suggerimenti.
Le aree scelte sono state: GENITORI - ZONA - COMUNITÀ CRISTIANA
Alle 23.00 ! Abbiamo messo in comune…ma chiaramente ogni area discussa ha coinvolto e interessato, tanto che il terzo punto non è stato preso in considerazione e il punto GENITORI è stato fatto un po' troppo in fretta.

Questo ci ha portato per l'ennesima volta alla riflessione sui nostri ritardi. Nessuno sarà indagatore di nessuno, ma ognuno di noi rifletta sulla sua reale "non spiritualità".

VENIAMOCI INCONTRO, MA NON METTIAMO SEMPRE FRETTA AGLI INCONTRI DI COCA CHE PROPRIO IN QUESTO MOMENTO SONO INDISPENSABILI PER I LORO CONTENUTI.
BUONA STRADA!




dal diario di Paola

IL MAGAZZINO: GUARDATE CHE QUANDO AVRETE LE COSE NON VI MANCHI LO SPIRITO

Riunione ora et labora di coca. Due ore di lavoro a mettere a posto il magazzino del gruppo insieme con i genitori che si erano presi l'incarico,cena veloce al sacco e momento di preghiera. Le cose che servono non sono un argomento meno importante degli altri. Il nostro gruppo deve possedere tutte le cose che servono per fare un serio lavoro educativo e le