Bisogna che ne parli con Onorato. Lui ha un carisma personale molto forte, che rischia di essere pericoloso. Esprime troppo spesso le sue opinioni e dice avrebbe fatto lui in quella data situazione. Dice cose giuste e sagge, che derivano dalla sua lunga esperienza. Ma il rischio è che si ripeta il rapporto come era vissuto nelle Unità, anche perché molti capi sono stati ragazzi suoi del clan. Gli devo proporre di esprimere la sua opinione in maniera più problematica. Altrimenti non permette la crescita dei capi della Coca. Un sintomo chiaro è che dopo che Onorato ha parlato, tutti stanno zitti e si fa come dice lui. Una situazione del genere può dare anche soddisfazione al capogruppo, ma a lungo andare diventa micidiale e pericolosa per la crescita dei capi e della Comunità Capi.
NODI
Di quale capogruppo ha bisogno questa coca?
Nello nostra coca l'abbiamo scelto o l'abbiamo trovato?
Perché è lui/lei?
Cosa gli/le
chiediamo?
È ora di
cambiare?
dal diario di Paola
dal diario di Onorato
Ci hanno dato la pagella. Ieri sera riunione di verifica della staff dei
capigruppo. Abbiamo verificato tutto il lavoro che abbiamo fatto in coca e nel
gruppo per attuare il nostro compito. È stato utile avere il programma che ci
eravamo proposti: l'abbiamo trovato nel quadernone delle riunioni e su questo ci
siamo verificati.
La coca aveva preparato queste domande
a cui noi si doveva rispondere come verifica personale come verifica del nostro
servizio.
Ognuno ha scelto le
domande che riteneva più significative e ha risposto. Abbiamo risposto con la
maggiore sincerità possibile. Abbiamo poi notato che nelle domande c'era molta
psicologia e poca verifica della programmazione. Hanno mescolato le domande che
andavano sul personale e quelle che verificavano la conduzione della coca.
L'anno prossimo le diminuiamo e le cambiamo.
PALETTI
AUTOANALISI DEL
CAPOGRUPPO
· so tenere una
riunione tra adulti in maniera che sia utile e proficua
· conosco le dinamiche fondamentali di un gruppo di
adulti
· sono consapevole dei contrasti e delle
difficoltà di rapporto tra le varie età e le rendo esplicite
· non tengo nascosto nulla se non per discrezione
· affronto tutti i problemi, anche quelli più spiacevoli
· ho l'atteggiamento di farmi consigliare dalle persone e
ho la capacità di farmi aiutare
· riesco a fare in
maniera che le verifiche siano utili e profonde e servano per migliorare
· seguo i rapporti con il territorio, i genitori e la
parrocchia
· stimolo nei capi e in me stesso
l'appartenenza associativa e stimolo l'esercizio della democrazia associativa
· partecipo con la Zona in maniera attiva
· partecipo a volte alle riunioni di staff
· partecipo alle riunioni dei genitori organizzate dalle
branche
· partecipo ad alcune attività per i ragazzi,
sempre in maniera poco ingombrante ma per rendermi conto personalmente di come
vanno le cose
· curo in modo particolare i nuovi entrati
nella Comunità Capi e seguo i tirocinanti
·
approfondisco le nuove proposte dell'Associazione rivolte alla formazione dei
capi
· attuo in coca il progetto del capo
· ho la forza di dire a qualche membro della Comunità Capi
che deve andare a compiere il suo servizio altrove, perché non è adatto al
servizio educativo in Agesci, ma mantengo con lui sempre l'amicizia e i
rapporti
· faccio partecipare tutti alle decisioni e
coinvolgo tutti i membri della Comunità Capi nelle scelte
· conosco i punti nodali della metodologia scout per
intervenire su tutte le branche
· sto attento al tempo
dei capi, perché abbiano il tempo per loro stessi perché possano svolgere uno
scoutismo sereno e senza ansia
· non mi lascio divorare
dalle cose da fare subito
· mi domando sempre perché
ogni cosa viene fatta
· mi lascio coinvolgere dalle
situazioni ma non mi lascio sconvolgere e cerco di essere impegnato ma non
indaffarato e sono capace di dire di no a certi impegni eccessivi, ma anche di
dire di sì se penso di poterli attuare continuando a fare uno scoutismo felice e
sereno
· sono un facilitatore nei rapporti
· faccio decidere alla coca ma cerco anche di esprimere le
mie idee e rispetto le scelte della coca anche quando non sono d'accordo
· sono serio nel lavoro e nella famiglia che è la radice
della stima sociale. Ad esempio, se fossi accompagnato o divorziato non farei
questo servizio.
· vivo la fede in maniera personale e
approfondita e non solo "pubblica".
· vivo le scelte che
si propongono ai ragazzi nella mia vita.
· cerco di
operare in maniera che non possano essere fatte osservazioni che mi tolgano la
stima della gente, dei capi e dei ragazzi.
· cerco di
conoscere la psicologia degli adulti e i modi per farli lavorare assieme,
certamente senza pensare di manipolarli o orientarli o imporre le proprie
idee
· cerco di avere la capacità di lavorare e far
lavorare con un progetto
dal diario di Onorato
Sono domande che ho fatto a me stesso. Per capire se come capogruppo sono
diventato un problema per la Comunità Capi. Ho pensato che basta considerare
alcuni fattori.
Mi sono chiesto:
dal diario di PaolaIL
CAPOGRUPPO E IL RAPPORTO CON LE BRANCHE
Ieri abbiamo partecipato alla riunione di staff della
branca l/c. Mancava don Francesco, ma era meglio se c'era. Non c'era una ragione
particolare per partecipare. Abbiamo chiesto noi di partecipare ogni tanto alle
riunioni di staff delle branche, perché è il modo più semplice per capire come
vanno le cose e come sono i rapporti interni. Poi i capi ci possono dire più
chiaramente i problemi e i progetti. Abbiamo raccontato degli incontri personali
che abbiamo avuto con alcuni genitori che ci hanno cercato perché avevano
problemi con i capi dei loro bambini. Questi genitori è parleranno con i capi
unità.
Quello con i capigruppo è un rapporto delicato da
gestire, anche perché, se non c'è fiducia, dai capi viene sentito come
un'intrusione, un voler mettere il naso. Invece se le cose sono concordate e
chiarite, la presenza nostra, specialmente se è all'interno di un'attività, ci
permette di verificare di persona come vanno realmente le cose e come sono i
ragazzi e qual è la qualità di scoutismo che viene proposta. Ai capi unità dà la
possibilità di chiedere un consiglio o un parere su certe situazioni. Noi ci
siamo andati anche per parlare delle situazioni di genitori o di ragazzi
problematici. L'occasione di questi incontri, che faremo con tutte gli staff, è
la preparazione dell'incontro di coca sui ragazzi problematici del gruppo.
Infatti, deve passare, a mio parere questa filosofia nel nostro gruppo, e la
ripetiamo ogni volta: ogni ragazzo che ci mette in difficoltà è un dono per noi,
per non annoiarci, per ritrovare le ragioni del nostro servizio. Altrimenti
sarebbe troppo comodo lavorare con i ragazzi perbene e che fanno quelli che gli
dici, e magari sono anche bravi e buoni. E se esce un ragazzo che ci ha dato
problemi è veramente una sconfitta.
dal diario di OnoratoANSIE LEGALI E DINTORNI
Il reparto maschile nell'uscita ha attraversato i prati da
falciare e il contadino si è messo a urlare contro di loro. La cosa è finita lì,
ma ho detto a Sandro, Marta e a Gigi, i capireparto, che aveva ragione il
contadino e loro avevano fatto una stupidaggine e poteva sorgere il problema del
risarcimento. Ci devono stare più attenti e non essere superficiali. Questo
fatto è stato un'occasione per parlarne in coca, per aumentare in tutti la
sensibilità a questi problemi.
Ogni volta che si
organizza qualcosa per i ragazzi incocciamo delle leggi e dei regolamenti ai
quali ci dobbiamo adattare, per quanto possibile. Lo dico sempre a tutti i capi
della coca. Il fatto che siamo volontari, che facciamo un servizio educativo,
non ci porta all'immunità legale. Il rischio è loro ma anche mio. Questi
discorsi delle responsabilità legali non li sottolineo come incentivo a lasciare
il servizio, perché è troppo rischioso. Queste responsabilità vengono per ogni
capo in quanto cittadino. Quindi i rischi legali, civili e penali, devono essere
ben chiariti, anche se non devono diventare una cappa di piombo. Certe volte
dormo poco fino a quando non sono rientrati tutti da certe uscite. Quando si
ragazzi sono in uscita voglio poter rispondere ad un genitore dove sono i
ragazzi e quando tornano. Comunque ho i telefonini di tutti i capi, e questo mi
ha semplificato la vita. Noi cerchiamo di adempiere le leggi e i regolamenti che
incontriamo nella nostra attività. Occorre essere attenti, anche perché
l'educazione alla legalità passa dai nostri gesti concreti di capi, dal rispetto
degli altri, sia quando ci si mette a cantare nei treni pieni di gente sia
quando si passa dai campi degli altri e magari si fanno danni.
Questo un breve elenco dei
problemi che hanno attinenza legale che abbiamo affrontato in coca e che ci
toccano:
li ho divisi tra
illeciti civile e penali
illeciti civili
· il rischio di danni agli altri nelle uscite
· i problemi della sicurezza e degli impianti in sede e
nelle case dei campeggi e vacanze di branco
· le
autorizzazioni amministrative da chiedere
illeciti penali
· il rischio di entrare nel fondo altrui
· il disturbo della quiete e del riposo degli altri
· l'abbandono di persone minori o incapaci
· il rischio di abuso di mezzi di correzione (nessuno deve
toccare un ragazzo)
· l'imprudenza e la negligenza
(coltelloni vari ecc.)
· soggiorno abusivo in parchi
naturali
È impossibile elencare
tutte le situazioni che portano pericolo. Il problema è a monte. Noi cerchiamo
di affidare i ragazzi a persone responsabili e con tanto buon senso da non
mettersi e da non mettere i ragazzi nei pericoli. Anche per questo da noi c'è
l'obbligo che l'uscita, almeno nelle branche inferiori, non si fa mai con un
solo capo, altrimenti non si fa.
Da noi c'è il divieto
assoluto di usare l'autostop. Si devono usare i mezzi pubblici. Questo comporta
la possibilità di perdere le corriere e i treni e di arrivare in ritardo. Per
questo… benedetti i telefonini per avvertire i genitori!
Noi facciamo in modo di avere anche una domanda scritta dei
genitori che ci richiedono l'iscrizione all'associazione. In questa domanda
abbiamo chiarito che ci possono essere dei momenti particolari del metodo e
attività più impegnative di cui devono essere informati. Questo non ci scarica
dai problemi, ma i genitori non possono dire che non lo sapevano. Sempre per
correttezza, noi diciamo ai ragazzi del clan che fanno servizio associativo e
sono maggiorenni, che possono essere chiamati anche loro a rispondere in
giudizio, se succede qualcosa. Noi cerchiamo che non siano mai soli con i
ragazzi, ma può succedere e devono saperlo.
"Non riesco a capire cosa vogliono ottenere…"; "Loro sono là…"; "Non
capiscono i nostri problemi!"; "Loro parlano... ma siamo noi che stiamo con i
ragazzi!"; "È stato interessante, hanno parlato, ma poi sono tutte cose teoriche
che non ci servono!". Questi alcuni atteggiamenti. Comunque da noi se qualcuno
programma l'uscita o qualsiasi attività con i ragazzi quando c'è l'assemblea di
Zona o l'incontro delle branche lo uccidiamo di offese e contumelie. Da noi si
usa così. C'era l'incontro di Zona delle branche. Saltiamo la riunione di coca
per non accavallare troppi impegni. Comunque partono i commenti dei capi. Sono
frasi che sento dai capi ogni volta che vanno agli incontri di Zona. È lo stesso
atteggiamento che abbiamo con i politici. Sentiamo la Zona distante dalla vita
associativa di tutti i giorni. E allora divento matta, perché significa che i
capi non ci mettono abbastanza impegno per cambiare le cose, che brontolano come
qualunquisti politici. Noi capigruppo cerchiamo in tutti i modi di favorire la
partecipazione agli incontri di Zona. È un modo di uscire dal guscio e di
migliorare la qualità della proposta. Io mi arrabbio spesso agli incontri di
Zona, ma sento che mi serve. Non solo come confronto di idee e dei modi di
operare, ma come aiuto alla coca. Mi sento corresponsabile e anche quando mi
arrabbio so che la colpa è nostra. Non è facile, ma non è possibile fare
diversamente.
NODI
Come conciliare l'autonomia della squadriglia o personale a
livello del metodo con la necessità giuridica di non incorrere nella "culpa in
vigilando", che è quella di non essere presenti, di lasciare da soli dei minori
che ci sono stati affidati, e di non aver fatto quindi tutto il possibile perché
non si facessero male?
dal diario di PaolaLA RESPONSABILITÀ LEGALE
È raro che ci capiti, come
capigruppo, di firmare documenti che hanno valore legale, ma ogni tanto ci è
capitato. Ad esempio la parrocchia ha voluto un documento firmato da me e da
Paola per l'uso dei locali in comodato. Per don Francesco non hanno voluto la
firma perché non ha la rappresentanza legale. Questo significa che la parrocchia
chiede a noi gli eventuali danni e comunque si scarica dalla responsabilità se
si fanno male i nostri ragazzi. Comunque siamo coperti sia dalla nostra
assicurazione Agesci, sia dall'assicurazione della parrocchia per l'uso generale
dei locali.
Ragione di discussione con il parroco: non è
giusto e non è legale che i ragazzi delle squadriglie facciano riunione di
squadriglia senza la presenza, almeno nei paraggi, di nessun capo scout. E se
qualcuno si fa male?
Noi siamo soliti lasciare questa lettera dopo che siamo
stati in un luogo, specialmente quando i ragazzi sono in uscita di squadriglia,
e quindi
senza capi
Ai responsabili dei luoghi in cui siamo stati ospitati
Baden Powell, fondatore del
movimento scout, nel suo ultimo messaggio agli scout, li invitò a "lasciare il
mondo un po' migliore di come l'avevamo trovato".
Per
noi questo vuole essere riferito tanto alle grandi quanto alle piccole
situazioni.
Speriamo quindi che i nostri scout siano
stati capaci di lasciarvi gli spazi che avete messo a disposizione, meglio, o
per lo meno, come li avete loro offerti.
Se ciò non
fosse avvenuto, ci scusiamo per la loro disattenzione e vi preghiamo di farcelo
presente, affinché possa essere un nostro sforzo il cercare di rimediare alle
loro dimenticanze, per potervi lasciare un sereno ricordo della nostra
presenza.
Quindi vi preghiamo di segnalarci eventuali
rotture, o luoghi non puliti o dimenticanze che possono aver comportato dei
danni, che non sono stati visti al momento della partenza, e che siamo
disponibili a riparare. Noi speriamo che i ragazzi si siano comportati
educatamente, che abbiano rispettato gli orari del silenzio notturno, che
abbiano lasciato gli spazi puliti e in ordine e che abbiano fatto qualcosa in
cambio dell'ospitalità. Se non è stato così ce lo faccia sapere. Questo ci darà
anche la possibilità di verificare come i ragazzi si comportano quando sono
ospiti di altre persone.
I nostri indirizzi e numeri
telefonici sono i seguenti ...
I CAPIGRUPPO
dal diario
di Paola
ASSICURAZIONE: CARLINA A CASA?
Chi ha più cervello
lo adopri!
Discussione con Enrica e Giulia, del reparto
femminile, che vogliono far venire in uscita e in sede Carlina, anche se non è
ancora censita, perché non hanno fatto il censimento aggiuntivo.
Mi sono opposta, d'accordo con Onorato, a che Carlina
continui a venire in sede e a fare le uscite. È vero che i capi sono
maggiorenni, e che hanno loro la responsabilità, ma la cosa non cambia. Già da
tempo, per fortuna, da noi non c'è nessun capo minorenne. Comunque fino a quando
Carlina non è censita si rischia grosso e inutilmente. È vero che c'è il
discorso educativo, ma allora ho proposto di fare un'assicurazione temporanea
per lei per i pochi giorni che servono per mettersi in regola. In babbo di un
rover è assicuratore e la soluzione si trova. In queste cose non bisogna essere
superficiali e attivare le polizze assicurative è un dovere a cui noi capigruppo
non ci possiamo sottrarre.
LA SCARAMANZIA
Lucia, diceva che portava sfortuna.
Allora l'abbiamo chiamata la riunione di scaramanzia.
Noi diciamo che dobbiamo essere pronti all'emergenza e
abbiamo passato la serata per vedere "a freddo", per ipotizzare un'emergenza e
scriverci le cose da fare subito, una dietro l'altra. È stata una riunione
interessante. Dopo esserci detti quali sono i momenti pericolosi (camminare di
notte, montagna, momenti di stanca o di non attività o non controllo, uscite dei
ragazzi da soli ecc.) abbiamo concordato le fasi di emergenza:
· Queste le fasi che sono uscite
in situazione di emergenza. Chiaro che ogni fatto è diverso dall'altro, ma ci
siamo detti:
se i problemi sono
fisici:
· cercare di capire cosa è successo, specie se
ci sono battute della testa ecc.
· non dare medicine ma
avere il pronto soccorso secondo l'attività
· utilizzare
i mezzi di emergenza pubblici se possibile (118 ecc.)
·
avere un telefonino funzionante
· ai campi avere sempre
le cartelle dei ragazzi e sapere le situazioni particolari riguardo ai farmaci
ecc.
· avere sempre i numeri di emergenza dei capigruppo
e dei genitori
· avere i numeri del servizio assistance
dell'assicurazione
· preparare i documenti delle denunce
all'assicurazione
· non dire balle sui fatti alle
autorità ma nello stesso tempo astenersi in qualsiasi momento dal riconoscimento
della propria responsabilità
· portare avanti le cose
fino alla loro definizione
se abbiamo fatto dei danni:
· risolvere il problema se
possibile da soli se è piccolo
· avvertire i
proprietari
· fare delle foto se possibile
· scrivere una relazione esatta delle circostanze, con
tutti i nomi dei protagonisti
· dire dove si era in quel
momento
· avvertire l'assicurazione se il danno è grosso
COSA VOGLIO DALLA ZONA
Io dalla Zona voglio un concreto aiuto
perché tocca alle Zone calarsi nella realtà delle Coca. Tocca alla Zona:
promuovere la formazione e la crescita dei capi e in particolare li stimola a
confrontare e verificare la propria azione educativa e a realizzare
l'aggiornamento e la formazione di adulti.
Ogni volta mi
viene in mente il problema. Siamo così impegnati nella gestione educativa delle
unità da rischiare di dimenticare in nostro impegno nella formazione degli
adulti. Quindi devo proporre alla Zona di fare formazione permanente, magari sui
problemi e sui nodi più chiari che viviamo nelle coca. Su queste cose abbiamo
impostato il programma di Zona. Devo proporre degli incontri per la gestione
delle riunioni e il problema della conflittualità all'interno di un gruppo di
adulti. Massimo, che ha la memoria lunga, mi ha detto che lui all'Assemblea
regionale non ci torna per perdere tutto quel tempo. Nella nostra coca si arriva
a malapena a sentire e vivere la Zona. La regione o l'associazione sono distanti
un oceano. Come fare?
Io lo so cosa dovrebbe fare un capogruppo su questo
problema.
PALETTI
FORMAZIONE CAPI permanente in rapporto alle lacune dei
capi: Ruolo della Zona
LACUNE:
· Esiste la consapevolezza di non possedere un sufficiente
bagaglio di tecniche tipicamente "scouting"
· È presente
la carenza di una lettura appropriata dei testi di B.P. e di altri testi di
argomento educativo scout
· Scarsa è la conoscenza dei
regolamenti e dei documenti ufficiali dell'associazione
· Manca il confronto sulle scelte di fondo del P.A. che si
danno per scontate.
· È carente il confronto tra i capi
sul modo di usare il metodo nelle branche.
· Poiché
risulta difficoltosa la capacità di dare testimonianza della propria fede, ne
consegue una scarsa incisività nel proporre ai ragazzi una crescita di fede
attraverso esperienze di catechesi.
PROPOSTE PER LA
ZONA:
· Favorire il confronto tra i capi sul metodo e
sulla sua applicazione interbranca.
· Rendere la nostra
proposta appropriata alla luce di un'analisi sulla realtà giovanile.
· Proporre momenti di confronto e crescita nella fede.
· Favorire la circolazione delle esperienze sulle attività
di catechesi.
· Informare sulle novità metodologiche.
· Creare tra i capi della Zona un clima che porti al
confronto sereno e leale nel rispetto e nella stima reciproca, evitando
arroccamenti e chiusure precostituite in tutti gli ambiti.
dal diario di Onorato
Ogni tanto mi chiedo perché la coca mi ha scelto come capogruppo. A parte che
non mi hanno scelto ma mi sono reso disponibile per farlo e loro mi hanno
scelto. Avevo fatto servizio in branca rover, ed era ora di cambiare dopo cinque
anni. Mi hanno scelto perché pensavano che avevo tempo solo per fare il
capogruppo? Forse è arrivato il tempo che il servizio del capogruppo e del
quadro non siano servizi da fare a fine carriera, ma come momento di stacco
dalle unità, per poi tornare a fare servizio con i ragazzi?
Penso che sia stato perché, fino ad ora, ho un rapporto
di fiducia con la coca. Ho fatto una buona esperienza di servizio in branca
rover. Pensano anche che abbia una qualche capacità di far funzionare la Coca.
Penso che abbia influenzato anche la mia età, che mi aiuta ad avere una certa
autorevolezza nei rapporti interni ed esterni della coca e del gruppo,
specialmente con i genitori. E poi la maggior parte è gente che ho avuto in
clan, e questo conta, nel bene e nel male.
PALETTI
FUNZIONI E COMPITI DEL
CAPOGRUPPO
Secondo lo Statuto
l'impegno del Capogruppo deve muoversi poi in tre direzioni fondamentali:
la prima di tipo educativo, analogamente ad un Capo Unità
che opera per il bene dei ragazzi. Quello che fa perciò è funzionale, seppur in
modo indiretto, al bene dei ragazzi;
la seconda di tipo
associativo, in quanto quadro dell'AGESCI. Come tale, egli fa parte della
struttura organizzativa e funzionale che l'AGESCI si è data;
la terza infine quella del formatore, in quanto fa sì che
la Comunità Capi sia il luogo principale della formazione dei Capi, attraverso
il trapasso delle nozioni, lo stimolo alla crescita personale e la verifica
dell'iter formativo.
dal diario di Onorato
Discussione se noi capigruppo si doveva fare servizio anche nelle branche, visto che ce n'era bisogno. E' indispensabile che i capogruppo abbiano quest'anno l'unità? Se è una situazione temporanea va bene, ma se è per sempre non va bene. Per quest'anno abbiamo deciso per un no. I problemi si risolveranno in altri modi. In compenso la coca sarà molto esigente su come svolgeremo il nostro servizio. Molte Comunità Capi piccole o anche grandi, proprio perché hanno grossi problemi a mantenere in vita le unità uniscono la figura del capogruppo con quella del capo unità. La scelta sottintende che il capogruppo ha meno da fare e può essere tranquillamente un compito aggiuntivo. Allora il Capogruppo diventa quello che organizza le riunioni di coca. Il risultato concreto è una Comunità Capi che funziona poco e male o che non esiste come momento di formazione permanente. Diventa chiaro quindi che i compiti del capogruppo o non sono attuati o sono solo accennati. D'altronde se non si investono forze sulla Comunità Capi, i problemi si aggravano sempre di più, proprio perché è la Comunità Capi il luogo dove i problemi si risolvono e si fa un controllo continuo della qualità di scoutismo che stiamo proponendo ...
PALETTI
In quanto quadro dell'AGESCI il
Capogruppo esplica la sua rapprentatività:
Ci siamo incontrati tutti e tre e abbiamo fatto l'elenco dei nodi più
importanti della nostra coca. Non sappiamo come risolverli, ma almeno stiamo
cercando di dargli un nome. A volte identificare un nodo è già essere un pezzo
avanti per la sua soluzione, proprio perché occorre dare un nome ai problemi.
Faremo un confronto con la coca per vedere se le nostri idee sono condivise.
Questo l'elenco dei nodi:
dal diario di Onorato
Ho sentito Gigi, alla riunione dello staff unito dei reparti che diceva a
Giulia: "Stasera c'è coca!". E il tono era quello del sospiro, della tassa da
pagare, della rottura che occorre sopportare per poter fare servizio con i
ragazzi.
Ne ho parlato poi con tutti i capigruppo al
Consiglio di Zona e qualcuno ha lo stesso problema. È un sintomo preoccupante.
Significa che la coca non è vissuta come luogo felice, dove si sta bene e si
imparano le cose che servono per il servizio dei ragazzi. Dovremo fare una
verifica dell'andamento della coca riguardo alle riunioni. Dobbiamo ribadire che
quello che succede è merito e colpa di tutti e che tutti devono dire cosa
vogliono che capiti e in che modo e in quale clima e con quali contenuti. Salvo
poi chiedersi se quel problema è il vero problema o il sintomo di qualche altra
cosa.
NODI
Come fare in modo che la coca sia un luogo
felice?
dal diario di PaolaLE ANSIE DA CAPOGRUPPO
Queste erano le domande che mi giravano in testa quando ho
cominciato per la prima volta nel servizio di capogruppo:
Sono ansie da capogruppo? Ma le
stesse domande se le fa continuamente ogni capo della coca, anche se siamo gente
che si conosce da un'eternità. Ogni ansia di inadeguatezza la devo vivere
insieme con altri, sapendo che non sono sola e che sto imparando il mestiere
ogni giorno. Queste ansie mi sono passate quasi tutte, ma penso che adesso mi
restano le domande, che vanno ancora bene.
Mi sono fatta
poi un elenco di obiettivi da portare avanti.
PALETTI
I PROGRAMMI DI GOVERNO DI ME
PAOLA
dal diario di Paola
C'è continuamente da ricordare il problema della
responsabilità. Noi capigruppo non siamo i capi unità della coca. Il nostro non
è un rapporto educativo con i capi, anche se siamo attentissimi e curiamo i
rapporti interni alla Comunità Capi facendo in modo che ciascuno possa trovarsi
a proprio agio e possa approfondire le proprie scelte. E il compito più
difficile è quando devi dire ad una persona, magari ad un amico che il suo
desiderio fare servizio può trovare realizzazione in altri ambiti, perché non è
adatto al servizio educativo in Agesci. In questi casi è sempre meglio non far
entrare che fare uscire. Per fortuna ho l'umiltà e la capacità di farmi aiutare,
coinvolgendo i vari membri della Comunità Capi nelle soluzioni da adottare. In
fondo a questo serve la coca: a vivere il fatto che un problema educativo non è
solo mio ma è di tutti. Quindi quando mi trovo in queste situazioni non sono
solo io, ma siamo tutti, compresa la persona che se ne deve andare.
PALETTI
LE FIRME IMPORTANTI DEL CAPOGRUPPO
dal diario di Paola
Gabriele, che è un capo a disposizione, l'anno prossimo si iscriverà in Zona
se non potrà tornare a fare servizio con i ragazzi. È vero che la sua lunga
esperienza con i ragazzi della branca e/g è spesso utile alla coca, ma c'è il
rischio di appesantirla con persone che non vivono direttamente il servizio con
i ragazzi. Dopo due anni che uno non fa servizio con i ragazzi o come quadro, si
iscrive in Zona. Di regola, questa situazione non può continuare all'infinito,
per cui è opportuno valutare insieme la situazione in cui si trovano i capi e,
nel caso, decidere la loro uscita dalla Comunità capi, in cui potranno
rientrare, ovviamente, nel momento in cui la loro situazione sarà cambiata e
potranno di nuovo assumere un impegno di servizio nelle unità. Noi si usa così e
pensiamo che sia una cosa saggia. Il momento del censimento da noi è quindi
l'occasione per chiarire chi deve stare in Comunità Capi e chi no. Inoltre,
siccome la responsabilità legale è nostra, per le situazioni a rischio, con capi
con poca esperienza o, peggio ancora, non completamente affidabili, noi non le
avvalliamo, quindi non si firma. È stata una discussione di fuoco in coca per
questo motivo, ma noi siamo stati irremovibili. È la solita domanda che mi
faccio e che faccio agli altri capi: "A lui affiderei i miei figli?
Anche se in coca mi dicono che c'è lo staff che sopperisce,
sono troppe le volte che ho visto delle uscite di unità fatte, per varie
ragioni, da un solo capo, magari quello più giovane e con meno
esperienza.
Ma siamo dei buoni organizzatori?
Ogni tanto mi
chiedo se le capacità necessarie per fare il capogruppo sono diverse da quelle
per tenere l'unità. Penso che siano simili. La cosa importante è che devo
continuare a sentirmi educatore dei ragazzi, anche se aiuto gli adulti e li
organizzo a portare avanti il loro impegno. Infatti, la cosa più difficile è
garantire il gioco di squadra e essere fedeli agli obiettivi educativi. Solo
dopo vengono i tempi, i modi, le persone che fanno in maniera che una certa cosa
che avevamo deciso di fare capiti e succeda nel modo che avevamo previsto, o
almeno si avvicini il più possibile alle previsioni e ai progetti.
Nella nostra coca Veronica è una brava organizzatrice e
anche Paola. Ci siamo detti che dobbiamo evitare il rischio degli "specialisti"
organizzativi. Pensare una cosa e organizzarla e attuarla è un'unica cosa.
Questo perché pensiero e azione vanno assieme e non vogliamo che i problemi
organizzativi prendano il sopravvento, anche se sono importanti e a volte fanno
saltare i proponimenti educativi che ci eravamo proposti.
dal diario di Onorato
Ma chi ha detto che lavorare in gruppo è facile? Nella nostra coca il lavoro
di gruppo a volte diventa faticoso e difficile.
Ieri
sera avevamo organizzato la verifica della progressione personale per gruppi
interbranca. Mi sembrava di aver fatto tutto bene: il compito era stato chiarito
e anche gli obiettivi e il risultato atteso, che poi era un cartellone da
spiegare a tutti. Il risultato è stato deludente. Da noi funzionano meglio i
gruppi organizzativi e operativi che quelli di pensiero, di approfondimento. È
un'illusione e una leggenda che il fatto che siamo scout ci renda capaci di
lavorare insieme. Ieri sera forse non abbiamo dato il tempo della "digestione
mentale" del gruppo, quello che serve per riorganizzare i rapporti interni per
quella cera serata. Il risultato è stato che sono scoppiati in almeno due gruppi
dei conflitti latenti che non hanno permesso il lavoro e l'approfondimento del
problema. Francesco, Gigi e anche qualcun altro hanno ancora tanta strada da
percorrere per riuscire a lavorare in gruppo, anche perché occorre avere dentro
di sé la capacità di mettersi in discussione e di non prendersi troppo sul
serio, e loro non l'hanno ancora raggiunta. Dovremo mettere più attenzione nella
composizione dei gruppi, in funzione di quello che vogliamo ottenere.
In fondo anche
la coca è un luogo dove si deve imparare a lavorare assieme, che non vuol dire
solo fare, ma anche pensare e imparare a confrontare quello che si sa e quello
che si pensa per pensare diversamente.
PALETTI
idea!!!! creare una staff logistica che collabori con le
staff per migliorare l'organizzazione
SCOPO: alleggerire
i Capi Unità che possono cosi impiegare il tempo e le energie liberate per il
lavoro con i ragazzi.
Come?
-
Staff logistica con i seguenti compiti: stampa e spedizione avvisi mensili
(tutto l'anno); Inventario del materiale di gruppo (coinvolgendo le squadriglie)
valutazione dello stato e necessità di integrazione o ricambio; Campi estivi e
Vacanze di Branco (da gennaio a luglio); ricercare i posti per campi; trasporti
materiale e persone; spesa alimentari; organizzazione personale cambusa e Mamme
Lupe; Acquisizione di un impianto di amplificazione; Coinvolgimento nella Staff
di genitori e amici disponibili dare un mano.
dal diario di Paola
Massimo ha detto: "Ma siamo nell'era di internet e non si può stare al palo
quando i nostri ragazzi navigano meglio di noi!"
Noi ci
siamo chiesti se valeva la pena fare un sito web per il gruppo. Alla fine
abbiamo deciso di no, che lo strumento non era indispensabile. Non abbiamo
bisogno di questo strumento per le pubbliche relazioni. Era utile invece un
indirizzo di posta elettronica con cui ricevere tutti i materiali e gli inviti
dalla Zona e dalla regione e poter andare su internet se avevamo dei problemi
specifici. Tanto non c'è il problema dei mezzi informatici, che qualche capo ha
già a casa, e non ci manca la gente impallinata che viaggia su internet. Siamo
adesso nella rete delle e-mail dello scoutismo. La cosa sta funzionando. Ci
arrivano ora dalla Zona e dalla Regione gli inviti in tempo e anche i giornalini
telematici stanno funzionando.
Ogni tanto qualcuno porta delle stampate di materiali o di
schemi trovati sui siti scout. Qualche schema l'abbiamo usato per qualche
riunione. Non è mai utile scoprire l'ombrello.
Ai
genitori abbiamo dato gli indirizzi del sito ufficiale dell'Agesci, perché c'è
una spiegazione del metodo secondo le varie età e possono capire meglio
l'associazione. Anche il censimento l'abbiamo fatto per via elettronica ed è
stato semplice ed utile. Il discorso è il solito. Il computer è un mezzo che
possiamo usare, ma noi, come metodo, usiamo ridere, vederci con gli occhi,
parlare e litigare e tante altre cose che non passano dalla comunicazione
informatica… per fortuna.
NODI
Come fare a organizzare un gruppo e il lavoro di gruppo che
funzioni per un certo obiettivo?
Comunità Capi Mede I
A volte capire e ripensare la storia serve per capire l'adesso. Chissà come gli è venuta l'idea al Consiglio dell'ASCI del 1970? I termini "Comunità" e "Capo" facevano da sempre parte del patrimonio educativo scout: nessuno però, prima di allora, aveva provato a coniugarli insieme, riferendoli a se stesso mentre li pronunciava. La parola Comunità sostituì le parole Consiglio e Direzione di Gruppo e di Ceppo: da un'idea quasi aziendale e produttivistica che questi termini esprimevano, si passò ad un'idea di ambiente, essenzialmente di rapporto umano. Ma al di là delle parole, in quegli anni cambiò tutto. I Capi cominciarono a farsi delle domande in relazione al loro ruolo, a rimettere in discussione la loro crescita, il loro essere adulti. Erano anni di grossi fermenti, e molti Capi che agivano attivamente nel territorio, sentivano che il loro fare educazione non poteva continuare a rimanere ai margini di una società in profonda trasformazione. Questo ripensamento interessò proprio il modo di essere capo. È capitato anche a me. Fin dagli anni '60, una volta presa la partenza dal Clan o dal Fuoco, chi sceglieva di restare nelle associazioni (AGI-ASCI) svolgendo un servizio educativo, vi restava in fondo come un singolo individuo, membro di un Ceppo o di una Direzione o di un Consiglio di Gruppo, organismi che si occupavano più che altro dei problemi organizzativi e strutturali del Gruppo. Non si era arrivati all'idea di una "Comunità educante" anche per gli adulti, al concetto di responsabilità educativa collegiale, alla visione del Capo intensamente legato al destino di altri uomini e donne che con lui si impegnano nell'azione educativa. L'intuizione della Comunità Capi superava la concezione del Capo, singolo individuo che educa e che è propria di una visione verticale con il ragazzo. Prima il Capo Unità era la figura centrale di tutta la struttura associativa, l'unico punto di riferimento per l'Associazione stessa, per i genitori e per i ragazzi. La tendenza alla specializzazione, quasi un monopolio privato del metodo da parte del singolo Capo, era un rischio e talvolta una realtà presente in molti Gruppi o Ceppi. I Capi, essendo i soli responsabili delle loro Unità, avevano poche possibilità di capire i problemi delle altre Branche. La soluzione per questo Scoutismo, quando fu pensata la Comunità Capi, fu quella di affidare a tutti i Capi del Gruppo la responsabilità dell'educazione di tutti i ragazzi e di tutte le ragazze e di considerare il servizio in una Unità come un incarico affidato dalla Comunità Capi e non un diritto acquisito una volta per tutte. La Comunità Capi nacque anche per essere un luogo di amicizia e di dialogo, in cui nessun educatore si siede credendo di sapere tutto e di avere in mano tutti gli strumenti. Doveva diventare l'ambiente di verifica del proprio ruolo di Capo educatore, di aggiornamento metodologico, di crescita umana e comunitaria.
dal diario di Paola
Mi sono chiesta quali erano i nostri dirimpettai e cosa
ci chiedevano. Ne è venuto fuori questo enorme elenco di attività di una
Comunità Capi che non deve far venire la depressione a un Capogruppo. Deve solo
aiutare a capire la complessità e l'importanza delle richieste che vengono fatte
a una Comunità Capi. A tutto non si può rispondere. Ho voluto considerarlo solo
come un promemoria e uno strumento di verifica.
Questo
elenco mi convince di una cosa: che non può essere Capogruppo uno che ha poco
tempo o che ha l'Unità e che non si può fare quasi nulla senza una Comunità Capi
vera. È chiaro che queste richieste non sono tutte e non possiamo rispondere a
tutte le richieste possibili. Ad alcune è indispensabile rispondere, ad altre è
bene rispondere, ad altre ancora bisogna vedere se abbiamo le forze per
rispondere. Ma per me è importante averle presenti tutte, perché possono
diventare idee e attività per i ragazzi e per la coca. Queste che ho elencato
derivano dalla nostra piccola esperienza. Per qualcun altro l'elenco potrebbe
essere certamente diverso.
COSA CHIEDONO I CAPI
Il confronto e il sostegno sui
problemi educativi; un Gruppo di persone con ideali comuni e che si stima; il
collegamento con le altre Branche; un luogo per continuare a crescere attraverso
la formazione permanente; un confronto esistenziale in termini di verifica
personale anche attraverso il progetto del capo; un luogo per pregare; un luogo
per ricevere fiducia; una verifica concreta dei Campi Scuola a cui ha
partecipato; un aiuto per il Tirocinio; un luogo dove esercitare la democrazia
associativa:; un luogo di confronto per la stampa associativa; un supporto e gli
strumenti tecnici per l'attività (soldi, materiale, tende, sede ecc.); un luogo
in cui vivere il rapporto con la Parrocchia e garantire l'autonomia
dell'Associazione come associazione ecclesiale; un luogo per l'elaborazione di
un Progetto Educativo; un aiuto per imparare da altri capi più esperti le
tecniche educative concrete; degli incontri sugli avvenimenti sociali e politici
per capire meglio in tempo in cui si vive; una verifica della propria
Progressione Personale; la partecipazione e l'animazione delle riunioni, che
devono essere utili e interessanti; un luogo per verificare assieme le scelte
educative; un luogo in cui progettare assieme la presenza nel Territorio; un
ambiente educativo per il trapasso delle nozioni e delle esperienze; un luogo
per parlare dei ragazzi e delle difficoltà che si incontrano; un luogo per dirsi
anche le soddisfazioni che si incontrano a fare l'educatore scout; le occasioni
per la verifica della propria scelta di fede.
COSA CHIEDONO I RAGAZZI
Un livello qualitativo adeguato; capi preparati sotto tutti
i punti di vista e che siano Capi adatti alla Branca e che vogliano bene ai
ragazzi; la continuità negli anni della proposta educativa scout; un buon
rapporto e la collaborazione con i genitori; strutture fisiche, sedi adatte per
svolgere bene le attività; capi sereni e maturi nei loro rapporti
interpersonali; capi che seguano e conoscano bene i ragazzi e seguano con
continuità la Progressione Personale di ogni ragazzo; Capi che si accorgano dei
problemi interni di rapporto tra i ragazzi e prendano i giusti provvedimenti e
non accettino nessun tipo di violenza; un ambiente educativo sereno e positivo;
una proposta educativa radicata nel territorio, nel proprio ambiente storico e
sociale; capi capaci di far vivere una comunità verticale per età e che tengano
conto delle diverse esigenze dei più piccoli e dei più grandi; possibilità di
incontrare scout di altri ambienti e altre città; fare esperienze che siano
interessanti e stimolanti che fanno venire la voglia di rimanere negli scout;
capi cristiani, testimoni di fede e che attuano personalmente quello che
propongono; un ambiente dove vengono presi sul serio e dove quello che fanno o
pensano o dicono è importante perché i protagonisti sono loro
COSA CHIEDONO I GENITORI
La sicurezza sulla continuità del
Gruppo; la garanzia dell'attenzione e del buon senso per i propri figli e che
non siano portati nei pericoli; essere ascoltati e considerati nel discorso
educativo e su quello pratico; essere presi sul serio nelle loro esigenze (tempo
ecc.); essere consultati e avvertiti quando ci sono problemi seri che riguardano
i loro figli; essere messi a conoscenza del Progetto Educativo e del programma
di Unità; se necessario avere la possibilità di dare una mano quando ne abbiamo
bisogno; vivere il fatto che i Capi dei ragazzi si interessano personalmente dei
loro figli e li vengono a trovare ogni tanto e partecipano dei loro problemi;
sapere i bilanci e come vengono utilizzati i soldi; avere incontri sul metodo
scout e sulle esperienze che fanno o faranno i ragazzi
COSA CHIEDE LA PARROCCHIA
La presenza ai sacramenti dei capi
e dei ragazzi e vedere i capi che vivono la loro fede di cristiani e di
catechisti; la conoscenza del Progetto Educativo e l'armonizzazione con il
progetto pastorale della Parrocchia; la partecipazione concordata degli scout ad
alcuni eventi importanti della vita parrocchiale vissuta come Comunità; una
consulenza ed un aiuto nelle attività di catechesi della parrocchia; avere dei
rappresentanti nel consiglio pastorale o almeno nelle commissioni; la
possibilità di presentare e chiedere qualche servizio alla Comunità Capi o al
Clan degli ambiti di servizio extrassociativo; il coordinamento con gli altri
gruppi Parrocchiali; un coordinamento tra gli impegni di catechismo dei ragazzi
e quelli delle riunioni degli scout; una possibilità di verifica del livello di
catechesi e di educazione cristiana e umana proposto sia ai ragazzi che alla
Comunità Capi; la serietà e il buon senso nell'uso dei locali e degli spazi; un
contributo economico per l'uso dei locali
COSA CHIEDE LA ZONA
Il contributo alla determinazione e alle scelte della
politica associativa zonale; la partecipazione agli eventi organizzati dalla
Formazione Capi anche in termini di contributi alle elaborazioni; la
partecipazione e l'organizzazione degli eventi organizzati per i ragazzi; il
contributo alle strutture della Zona, come disponibilità personale a fare il
Quadro e a dare idee; l'identificazione di persone adatte a far il quadro o il
formatore; il contributo alla democrazia associativa e partecipazione alle
assemblee, incontri, progetti; il coinvolgimento nelle attività diocesane e nei
rapporti con il Vescovo e la Diocesi; la disponibilità al coordinamento e al
confronto con le altre Comunità Capi; la mentalità di aiuto alle altre Comunità
Capi in difficoltà e disponibilità a cambiare Comunità Capi; l'accettazione
delle regole per l'apertura delle nuove Unità e dei nuovi Gruppi; l'essere
chiamati, consultati e coinvolti quando ci sono dei problemi grossi; la lealtà
associativa nei censimenti e nelle nomine a capo; il contributo economico
COSA CHIEDE LA REGIONE SCOUT
La partecipazione agli eventi di
formazione e di democrazia associativa; il contributo economico; la
disponibilità a fare servizio come Quadro; la discussione e l'attuazione delle
linee proposte dalla regione scout; l'adesione ai progetti regionali
relativamente anche alle singole Branche
COSA CHIEDONO LE ISTITUZIONI DEL TERRITORIO DELLA COMUNITÀ
CAPI
La partecipazione a
determinate attività e battaglie civili e sociali che hanno attinenza col nostro
specifico educativo avendo la coscienza che occorre stare molto attenti e che
rischia di diventare un terreno minato; la partecipazione a determinate
strutture che riguardano i giovani (commissioni giovani ecc.); aiuto per
l'inserimento di handicappati e disadattati ecc; contributo all'elaborazione dei
progetti relativi ai giovani; animazione di determinati eventi (colonie, estate
in città ecc.); contributo all'approfondimento culturale; collaborazione con
operatori sociali quando è possibile
COSA CHIEDONO LE ALTRE ASSOCIAZIONI DELLA ZONA O DELLA
PARROCCHIA
La collaborazione ad
attività specifiche; coordinamento nella presenza nella Parrocchia; contributo
di idee e attività specifiche legate alla nostra capacità di animazione;
partecipazione a documenti, appelli, manifestazioni che toccano il nostro
specifico
dal diario di Francesco
Assistente
È un discorso che ci siamo ridetti ieri sera alla riunione di coca, dopo che Francesca diceva che non sentiva un vero clima di amicizia in coca. Siamo in Comunità Capi non perché siamo amici ma perché siamo persone adulte che hanno fatto la scelta di fare gli educatori con il metodo scout in Agesci. Tutto il resto che ci sarà dato, sarà in sovrappiù. Il problema non è l'amicizia ma la stima che abbiamo l'uno verso l'altro per le scelte e per i gesti concreti che facciamo ogni giorno. E siamo tutti responsabili di tutto. L'obiettivo della coca è quello di migliorare il nostro servizio e quindi la qualità di Scoutismo che proponiamo ai ragazzi. Tutto quello che sappiamo e che sappiamo fare è patrimonio di tutti. Anche quello che succede nelle Unità, che non sono nostre ma soprattutto dei ragazzi che sono i protagonisti e della Comunità. Per questo ogni anno è la nostra Comunità Capi che affida l'Unità a ciascun capo, che risponde a tutta la Comunità Capi. Per questo si fanno le verifiche, si parla dei ragazzi, si verificano i programmi, si fa il Progetto Educativo. L'amicizia è bene che ci sia, ma non deve essere una discriminante. Invece è molto più importante la stima personale, sulla serietà delle scelte, la capacità di portarle avanti personalmente e con i ragazzi e la lealtà dei rapporti.
dal diario di Onorato
La fantasia associativa non ha confini e se si vuole lasciare le cose come stanno basta imbrogliare un po' le carte e fare finta che... Ma questo significa anche non essere stimolati a risolvere le situazioni, a non spingere i Capi a partecipare agli eventi di formazione per terminare l'iter, a non programmare per tempo le situazioni e le forze, in maniera da non vivere sempre con l'ansia delle situazioni da tamponare. Finalmente ci siamo dati la regola: se non obbediamo, all'interno dell'anno scout, alle richieste di formazione che ci servono e che non sono solo quelle della Zona, accettiamo di chiudere le unità. Non si possono tamponare situazioni che rischiano di incancrenirsi. Questo lo abbiamo promesso in Zona, e non accetteremo trucchetti a livello dei censimenti. Se lo ricordino i capi dei lupetti e anche lo staff del clan che devono fare i campi di formazione!
PALETTI
sono fattori importanti
della coesione:
dal diario di Paola
A volte penso che siamo non un'isola unica ma un
arcipelago di staff molto uniti all'interno.
Siamo una
coca molto unita? Negli staff certamente. I capi vivono situazioni che
sviluppano le simpatie interpersonali e ogni capo sente che i suoi bisogni sono
appagati. La coesione permette di superare difficoltà esterne al gruppo anche
grosse se c'è la stima e la consapevolezza di credere alle stesse cose. Ma in
questa situazione io ci vedo anche dei pericoli. Il primo pericolo è il
conformismo, cioè il fatto di sentirsi tutti uguali e di avere idee troppo
uguali. Chi ha idee diverse vive il rischio di sentirsi emarginato dallo staff
molto unito. Questo da noi lo vedo in branca e/g. Da loro i legami sono molto
forti, le regole sono ferree e non bisogna sgarrare altrimenti non si è
integrati nel gruppo. Chi trasgredisce volutamente le regole del gruppo diventa
un deviante ed è subito emarginato. Funzionano bene e sono bravi con i ragazzi
ma restano chiusi tra di loro. È importante invece che la coesione non diventi
uno strumento di emarginazione di qualcuno. In branca e/g i tirocinanti fanno
fatica ad amalgamarsi. I tirocinanti fanno fatica a entrare in questi gruppi che
hanno una storia di lavoro molto consolidata. Sono capi che hanno passato tanti
giorni assieme, che hanno molti ricordi di uscite, di campi, di situazioni
passate assieme che formano la loro storia di gruppo, e chi non ha questa
storia, questo affiatamento, rischia di rimanere ai margini. Cosa
fare?
PALETTI
Qualità (interne) della mia
Staff
Si lavora bene
insieme
Si sta bene insieme
Si
parla e si comunica
C'è fiducia reciproca
Siamo complementari
Rapporti di
rispetto
Rapporti di sincerità
Rapporti di complicità
Rapporti di
valorizzazione
Rapporti di stima
Allegria
Perseveranza
Pazienza
Ospitalità
Accordo
Perdono
Entusiasmo
Aiuto
reciproco
dal diario di
francesco prete
Se penso alla storia della nostra coca, potrei dividerla
in tre fasi abbastanza integrate ma anche chiare nelle loro caratteristiche.
La fase di orientamento
Il primo
anno c'è stata una prima fase di orientamento, quando la Comunità Capi si
formava. Noi siamo nati dalla gemmazione tranquilla di un gruppo livornese che
era diventato troppo grande. All'inizio si dipendeva molto dal Capogruppo, che
era l'anziano che aveva più carisma, che prendeva le iniziative e dava la
struttura al gruppo. Era il momento in cui la Comunità Capi si faceva domande
continue sugli scopi, su come ci si organizzava
ecc. Le
difficoltà vissute come momento eroico limitavano le difficoltà dei rapporti,
perché prevaleva l'orientamento verso il compito educativo, il lavoro concreto
con i ragazzi per cui tutti erano impegnati. Tutti noi che siamo rimasti
ricordiamo con nostalgia questa fase eroica.
La fase di
conflitto
Dopo questa prima fase, dopo il primo anno,
sono emersi i conflitti su come ci si doveva organizzare o su come si doveva
operare con i ragazzi. Si cercava di chiarire le regole di lavoro e la funzione
del Capogruppo, per come organizzava le cose, veniva messo in discussione il suo
compito. Il capogruppo intelligentemente si è defilato e sono entrato io che
sono più giovane. Si dividevano i compiti e si verificavano le capacità di
ciascun capo. I conflitti interpersonali esplodevano in varie forme. Finita la
fase eroica, si cominciava ad avere la possibilità di approfondire le
problematiche dei rapporti e a vedere anche quali erano le radici delle scelte e
delle motivazioni di ciascuno. È stato un momento molto burrascoso e qualcuno se
ne è uscito dalla coca sbattendo la porta. E' durata un paio d'anni. Tutti noi
che siamo rimasti ricordiamo con ansia questo momento burrascoso.
La fase di integrazione e di interdipendenza
Dopo questo periodo burrascoso, la Comunità Capi ha
cominciato a funzionare perché aveva raggiunto l'integrazione interna. I
conflitti interpersonali si cominciavano a risolvere e si cominciava a lavorare
bene assieme. Ci si scambiavano informazioni utili per ciascuno e si lavorava
tutti per lo scopo per cui si era assieme. Questo è il momento che stiamo
passando ed è un momento felice. Molti membri della coca sono orientati sia al
compito educativo con i ragazzi che alle persone e alle attività della Comunità
Capi. Questa situazione e questo clima spero che abbiano una certa durata. Sto
aspettando la prossima crisi, che fa ripartire tutto dall'inizio o quasi.
Quando arriverà la affronteremo.
PALETTI
fattori che aiutano la comunità capi
fattori
che ostacolano la comunità capi
dal diario di Paola
Ieri sera avevamo litigato e c'era ancora un clima
pesante in coca. Le persone accettano di essere criticate in quello che fanno,
non per quello che sono. Invece ieri sera eravamo andati per quella strada
pericolosa. Al solito sono contrasti di caratteri che non di idee. Avevamo
programmato di dire il Padre nostro alla fine della riunione. Di solito ci
colleghiamo con le mani nel cerchio. Io ho proposto di non fare questo gesto
stasera perché era falso e simbolo di qualcosa che non c'era e di non dire
nemmeno il Padre Nostro. Ho proposto un momento di preghiera silenziosa per
chiedere perdono ciascuno di noi agli altri e a Dio. E che poi ognuno se ne
andasse a casa sua.
Avrò fatto bene? Onorato e don
Francesco approvavano.
dal diario di francesco prete
Sandro del reparto maschile: "Mi ha telefonato
un'assistente sociale. Chiede se prendiamo un ragazzo. Cosa si fa?".
È partita la discussione, con l'analisi degli altri ragazzi
problematici presenti nelle unità e la possibilità di seguirlo. La decisione,
prima di dire sì o no è stata quella di sapere qualcosa di più. Sandro aveva
chiesto all'assistente sociale, ma lei è rimasta sul vago e ha detto che grossi
problemi non ce ne sono. Loro fanno sempre così. Gli basta passarci la palla,
che poi è un ragazzo. A noi invece ogni volta che ci chiedono di far entrare un
ragazzo con i problemi ci viene l'ansia da inadeguatezza che è giusta e
sbagliata nello stesso tempo. Il nostro gruppo può dare un messaggio di
accoglienza o di discriminazione, di apertura o di selezione a seconda di come
rispondiamo a queste sollecitazioni. È la mentalità della coca, la politica
delle iscrizioni che determina se un ragazzo con difficoltà viene accolto e
specialmente è accettato e accolto nel gruppo. Io penso che le difficoltà danno
senso alla vita e accogliere i ragazzi con i problemi è un dare un senso al
nostro servizio e alla routine. Diventa una sfida alla nostra fantasia
metodologica. Sarebbe utile ripensare a quale tipo di messaggio diamo
concretamente in coca.
Il nostro è un impegno sociale e
politico. Questo significa che dobbiamo coniugare la carità e la giustizia,
quindi accogliere le situazioni di emarginazione ma anche lottare per combattere
le forze che li emarginano o che non si interessano al problema. Quindi occorre
arrivare alla appassionata difesa dei diritti di ciascuno. Una caratteristica
del nostro tempo è che i bisogni e le emarginazioni che per noi erano
tradizionali stanno cambiando continuamente, e ci stanno appellando altre
situazioni nuove, che ci obbligano a vedere il territorio con occhi diversi e a
collaborare con altri che lavorano con noi e meglio di noi su certe
problematiche. La cosa più importante è che riusciamo a farci una mentalità non
emarginante. Anche l' immagine che noi diamo di noi stessi può essere
emarginante. Il nostro modo di agire, le attività, i soldi necessari per le
attività rischiano di divenire emarginanti se non stiamo attenti e rischiamo di
inviare un messaggio di discriminazione e non di accoglienza. Così da noi
vengono i bramini, che poi ti accorgi che hanno le famiglie disastrate e un
quintale di problemi anche loro. E' lo stile della Coca che determina la vera
capacità di accoglienza del diverso e lo spazio che si dà all' educazione non
emarginante. Ogni ragazzo che ha dei problemi è innanzitutto una persona con i
suoi interessi, le sue capacità, le sue simpatie e le sue antipatie. E occorre
sempre partire da quello che è e che sa fare piuttosto che da quello che non è e
non sa fare. Solo che occorre non essere mai superficiali, specie con quelle
famiglie e quei ragazzi che di batoste nella vita ne hanno avute tante. Non
devono averle batoste dagli scout.
dal diario di Onorato
Quanto costiamo ad una famiglia? Una delle
caratteristiche degli scout è quella di costare abbastanza poco. Questo deve
essere vero anche nel nostro Gruppo, affinché non possa mai capitare che
diventiamo emarginanti perché diventiamo costosi, magari per quello che
propongono le Unità. In questo dobbiamo essere molto attenti. È un discorso che
si deve poter dire tranquillamente ai genitori. Meglio farlo sapere e farlo
diventare un'attenzione di tutti, specialmente di quelli che vengono agli
incontri. Quei genitori che hanno problemi economici sono quelli che non vengono
mai ai nostri incontri. Noi facciamo sapere che se c'è qualcuno che ha
difficoltà di qualsiasi tipo per far partecipare i ragazzi alle attività può
rivolgersi al Capo Unità senza nessun problema e nella massima discrezione
perché loro possono gestire delle somme per queste evenienze.
La cultura di considerare anche l'aspetto economico dei
progetti è fondamentale per ogni seria programmazione. Nel nostro gruppo
cerchiamo di sviluppare la cultura dell'autofinanziamento, specialmente nelle
situazioni in cui girano dei soldi nelle famiglie e sarebbe molto più facile
chiederli. A livello pedagogico per i ragazzi l'autofinanziamento deve avere
sempre un obiettivo visibile o comunque che sia possibile verificare. Anche per
questo è saggio lasciare alle Unità una certa indipendenza amministrativa,
stando sempre attenti che non ci siano usi assurdi o multe usate come
autofinanziamento, come da noi hanno fatto alcune squadriglie. Chi arrivava in
ritardo o diceva una parolaccia doveva pagare. Chiaramente abbiamo subito
stroncato l'uso.
Un saggio uso che si sta diffondendo
in vari gruppi è quello di dividere sempre le spese generali di organizzazione
dalle spese vive di gestione. Alle spese di organizzazione contribuiscono tutti,
anche quelli che non vengono e non partecipano alle attività. Questo succede per
i campi estivi come per le uscite di gruppo o altri eventi associativi. I costi
della ricerca dei posti campo o del trasporto dei materiali o del costo del
luogo si dividono tra tutti, anche tra quelli che non vengono.
In alcuni gruppi i capi chiedono una minima quota mensile
per le attività e il miglioramento della qualità della proposta. Un po' come la
quota della palestra o dell'inglese. Può essere anche questa una scelta, che
però occorre fare con molta attenzione, specie se ci sono situazioni per le
quali anche una minima quota mensile può creare un problema. Questi soldi
possono servire ad esempio a pagare l'uscita o parte dell'uscita. In questa
maniera concretamente tutti hanno contribuito, anche quello che non sono venuti.
Questa quota non esime chiaramente le Unità dal ricercare l'autofinanziamento,
che è uno strumento altamente educativo. Noi abbiamo rinunciato all'idea della
quota, anche per distinguerci dalle altre associazioni o dalle società sportive.
Pensiamo che l'autofinanziamento sia la soluzione migliore, quella che ci
obbliga a sviluppare la fantasia nostra e l'impegno dei ragazzi.
Da noi si usa che ogni attività si deve autofinanziare, sia
dai partecipanti che dall'unità, perché i costi fissi sono uguali per tutti.
Come gruppo, visto che alcuni dei nostri ragazzi vengono da famiglie con
problemi economici, cerchiamo sempre di fare attività con costi accettabili, ma
anche, cerchiamo di trovare dei modi di finanziamento che permettano ad alcune
persone di non pagare le quote delle uscite, o le uniformi o i costi dei campi.
Ci pensa il gruppo o la cassa di unità, nel modo il più discreto possibile.
Questa scelta limita certamente a livello organizzativo, per cui certe idee,
magari certe imprese dei ragazzi, le ridimensioniamo quando vediamo l'analisi
dei costi, oppure si vede che l'autofinanziamento non è stato sufficiente. Ci
siamo accorti che questa scelta non limita la voglia di avventura dei ragazzi,
ma li obbliga ad essere economi e laboriosi più di prima. Due settimane fa
abbiamo organizzato un mercatino di riciclaggio delle uniformi e delle
attrezzature organizzato dai genitori a livello di baratto o di regalo. È una
cosa che funziona, specialmente se la forma è gioiosa e come atteggiamento di
aiuto reciproco di tutti verso tutti. Le uniformi e le attrezzature vengono
“riciclate” e diventa un momento educativo per i ragazzi e i genitori.
Un genitore ci aiuta a fare il bilancio, che presentiamo
alla zona e ai genitori. Questo per rendere trasparente la gestione. Per i soldi
teniamo un libretto bancario al portatore, così non spendiamo soldi di tenuta
conto. Abbiamo il nostro codice fiscale del gruppo. Abbiamo dovuto farlo per
avere in comodato la sede dalla parrocchia. Ci serve anche per utilizzare le
rivendite all'ingrosso per i campi e le uscite.
dal diario di Onorato
Come al solito, quelli che vanno al camposcuola hanno
dal gruppo il viaggio pagato e la quota di iscrizione del campo. La parte del
mantenimento ciascuno se la paga. Da noi c'è la regola che il contributo per i
campi scuola si dà a tutti. Chi ci rinuncia lo dice direttamente al Capogruppo.
È importante che passi l'idea di una grande attenzione ai soldi, di cui dobbiamo
rendere conto anche ai genitori, specie se glieli abbiamo chiesti per
particolari attività. La coca ha lasciato a noi capigruppo una cifra
discrezionale di mezzo milione per eventuali rimborsi o aiuti a situazioni di
Capi, di genitori di ragazzi ai quali secca far sapere di aver bisogno di aiuto.
Quando la cifra è finita, si dà il resoconto alla coca senza fare nomi e si
riparte.
dal diario di Paola
Quando gli e/g hanno proposto l'uscita in bicicletta
all'estero, la coca non è entrata nel merito della scelta. L'unica domanda che
ci siamo fatti era come avrebbero risolto il problema dei costi, in maniera che
non diventasse emarginante per qualche ragazzo o per qualche famiglia. Sui soldi
da noi si cerca di utilizzare i mezzi poveri e l'essenzialità entra come stile
della gestione delle attività per tutte le branche. Questo significa in concreto
che di ogni evento lo staff deve tener conto anche dei fattori di costo e
confrontarli con i valori educativi che si vogliono ottenere, cercando sempre di
stare attenti a non divenire emarginanti per il fatto che si propongono attività
costose per le famiglie, specialmente se non c'è stato un sufficiente lavoro di
autofinanziamento. Alla fine siamo stati tutti d'accordo per la gita in
bicicletta all'estero. Dovremo pensare alla sicurezza.
dal diario di Onorato
Il parroco ha ragione. Ci ha detto: "Come potete educare
dei ragazzi se la sede la lasciate che sembra un porcile?"
A volte le sedi delle nostre unità sembrano dei porcili e
occorre fare qualcosa. Il ritorno dall'uscita è tragico e la stanchezza vince
tutti. Se quella sera non ce la fanno a rimettere la sede a posto pazienza! Ma
se il materiale resta lì per una settimana o anche più, allora qualcosa non va a
livello educativo ed è colpa dei capi. La stessa cosa vale quando si fanno le
attività manuali in sede. Il principio è quello di smettere un po' prima per
avere il tempo di rimettere a posto tutto. Non si può accettare il disordine che
spesso diventa spreco: rischia di diventare un modo di vivere.
Allora io mi chiedo: "La nostra sede é educativa?".
I posti hanno sempre un valore educativo. Io penso che
siamo influenzati dai luoghi! CI danno le loro emozioni, che derivano da quello
che sono e dalla storia che lì ci è passata. E' per questo che se vogliamo fare
l'esperienza del deserto i ragazzi li portiamo nel bosco e non nella piazza del
paese.
Il primo vero passo per l'educazione
all'essenzialità parte dal rispetto della roba e dal non buttarla via, dalla
capacità di utilizzare al meglio i materiali e da non accettare per troppo tempo
l'incompetenza che porta allo spreco. Qualcuno di noi deve insegnare queste cose
ai ragazzi, perché il consumismo li porta a non rispettare le cose, tanto le
ricomprano. La stessa cosa capita nell'uso dei materiali e degli arnesi. E le
tende lasciate bagnate dopo l'uscita ammuffiscono e marciscono. E' successo dopo
la scorsa uscita. Le tende delle squadriglie non sono state stese ad asciugare.
Ci mancava poco che marcissero.
Il rischio è poi che i
posti che tocchiamo li lasciamo in disordine, bruciando la possibilità agli
altri scout di andarci. L'uso di noi capi, se possibile, è quello di far fare un
giro ai padroni del luogo, per far vedere che lasciamo pulito e che non c'è
niente di rotto. Inoltre gli diciamo che se trovano qualcosa di rotto ce lo
mandino e a dire. E lasciamo i soldi pattuiti o un'offerta per "mantenere" i
posti.
dal diario di Paola