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gli scout in italia: ottant'anni di storia

di Michele Colucci
in "La terra vista dalla Luna" rivista dell'intervento sociale
via Mentana, 2b 00185 Roma tel.06-4467993



Raccontare brevemente la storia del movimento scout in Italia è senz'altro impresa difficile: è la storia di una evoluzione strettamente collegata agli sviluppi della società italiana, alle sue contraddizioni e alle tante trasformazioni che l'hanno caratterizzata negli ultimi ottant'anni e si intreccia strettamente con le varie realtà sociali e culturali in cui sono nate e si sono diffuse le esperienze dei singoli gruppi, inserendosi nel panorama ampio e controverso dell'associazionismo giovanile.

Penso sia importante, per una descrizione a grandi linee dello sviluppo dello scoutismo in Italia, individuare fin dall'inizio alcuni fili conduttori, alcune grandi costanti che si possono rintracciare durante tutto il lungo periodo da raccontare. Queste questioni, la cui soluzione costituirà via via la caratterizzazione culturale, politica e sociale del movimento, sono importanti per cercare di fornire un quadro di insieme chiaro, per non perdersi eccessivamente nelle singole esperienze e per legare la storia degli scout ai singoli contesti storici in cui essa si è inserita e sviluppata. A questo scopo possiamo quindi considerare particolarmente utile l'analisi dei rapporti con la Chiesa cattolica, i contatti e le collaborazioni con le analoghe associazioni straniere, la questione dei rapporti tra i due sessi, il concetto e il significato del servizio, sia quello svolto sul territorio che all'interno dell'associazione, il valore attribuito alla tecnica e alla competenza personale, le aperture al territorio di tipo politico o sociale, la struttura organizzativa delle associazioni, il rapporto con la natura e l'ambiente, il valore della spiritualità, il concetto di comunità, le varie priorità date volta per volta al percorso formativo.

L'Asci, Associazione Scout Cattolici Italiani, nasce nel 1926, preceduta di alcuni anni dal Cngei, l'associazione aconfessionale. Fin dall'inizio è chiara la connessione con la Chiesa cattolica, preoccupata di allargare in modo più incisivo la sua presenza nel mondo giovanile e quindi molto interessata all'importazione dei metodi e dei modelli inventati dagli scout inglesi, attenta comunque nello stesso tempo a controllarli e disciplinarli. Lo scoutismo di questi primi anni è fortemente caratterizzato dall'attenzione alla manualità, allo sviluppo e all'utilizzazione delle competenze personali e quindi orientato verso una dimensione principalmente tecnicista della sua proposta educativa: ci si limita ad applicare e seguire rigidamente gli insegnamenti di "Scoutismo per ragazzi", l'opera principale dell'inglese Baden-Powell, il fondatore internazionale degli scout. C'è già comunque una discreta partecipazione, anche se circoscritta alla fascia di età compresa tra i dodici e i quindici anni, ancora rigorosamente maschile e soprattutto piuttosto elitaria come provenienza sociale.

L'incompatibilità con il fascismo, che aveva nell'inquadramento nelle sue organizzazioni giovanili uno dei più vistosi motori per il consenso e per l'organizzazione del suo sistema totalitario, fu chiara fin dai primi giorni del regime e venne definitivamente istituzionalizzata nel 1928, quando l'Asci venne sciolta. Fino al 1943 continueranno comunque a muoversi organizzazioni clandestine, spesso in modo parallelo alla Chiesa, alcune delle quali come le lombardi Aquile Randagie, collaboreranno poi attivamente alla Resistenza.

Il movimento si organizza dopo la guerra contemporaneamente alla liberazione e procede ad una sua ricostruzione: importantissima nell'immediato dopoguerra è la nascita dell'Agi, l'associazione femmminile, che fin dall'inizio si concentra particolarmente sul versante culturale, costruendo nuove proposte di tipo educativo e nuovi metodi nell'approccio pedagigico, gettando le basi per il dinamismo che la caratterizzerà negli anni successivi. In un primo momento l'Asci si limita in questi anni a riproporre l'esperienza precedente al fascismo, che si rivela però inadatta alla realtà dell'Italia del dopoguerra, profondamente diversa da quella di venti anni prima: si diffondono quindi negli anni Cinquanta-Sessanta nuove tematiche, si inizia a parlare di apertura al territorio e, ad esempio, vengono redatti programmi specifici per i bambini, i lupetti, che prima non erano stati considerati e comincia una collaborazione più attiva con le istituzioni, che per ora si limita all'intervento congiunto con la protezione civile nelle grandi sciagure (Vajont, alluvione di Firenze).

Negli anni Sessanta, in un contesto sociale ormai in rapida ed inquieta evoluzione, sono principalmente due le influenze esterne che modificano le struttura e gli obiettivi delle associazioni: prima il Concilio Vaticano II, poi la contestazione giovanile. La recettività di questi nuovi impulsi costituirà un pò la misura dell'apertura e del dinamismo delle associazioni, spesso molto lente a codificare certi cambiamenti e avverse a stimoli esterni e proprio negli anni Sessanta questo rapporto complesso e ambiguo con le spinte della società, divenute via via sempre più impellenti e tallonanti, si rivelerà apertamente.

Sul piano prettamente liturgico-dottrinario il Concilio introdusse innovazioni che spesso erano già presenti nella prassi religiosa degli scout, come ad esempio la partecipazione attiva alla Messa, a testimonianza di una presenza a volte di vera e propria "avanguardia" nel mondo cattolico. Fu comunque soprattutto il clima generale degli anni del concilio ad orientare verso tematiche e orizzonti nuovi le associazioni: in quegli anni si intensificarono e potenziarono le esperienze di servizio sociale sul territorio, dalla presenza nel campo dell'emarginazione all'educazione popolare, che acquistavano un'importanza sempre maggiore nel percorso educativo, si modificò spesso l'approccio nei confronti della fede, considerandolo alla luce dell'ecumenismo e delle nuove idee e correnti che si andavano affermando, si iniziavano, più o meno timidamente, discorsi direttamente politici, completando così quell'apertura all'esterno che, iniziata alla fine degli anni Cinquanta, avrebbe modificato radicalmente il concetto stesso di "scout" e il ruolo degli scout nella società, provocando trasformazioni e scossoni anche al'interno delle associazioni.

Già verso la metà degli anni Sessanta si stavano allargando ed evolvendo i modi e gli spazi della partecipazione politica e culturale dei giovani, si intensificava e ramificava la cosiddetta area del "dissenso" cattolico, spesso intrecciata ad ambienti e settori vicini agli scout, si rafforzavano e infittivano quei fermenti che di lì a poco sarebbero "usciti" allo scoperto: i contraccolpi e le conseguenze di questa atmosfera investirono anche l'Asci e l'Agi, che inizieranno con la fine degli anni Sessanta un percorso che le porterà a significative trasformazioni. In questi annni si modifica la struttura delle associazioni: l'esigenza di una maggiore partecipazione della base alla gestione delle associazioni porterà a un notevole decentramento, che favorirà la valorizzazione dei singoli gruppi ed una loro maggiore autonomizzazione (è di questi anni l'invenzione della Comunità Capi, un coordinamento dei responsabili di ogni gruppo, molto importante per la definizione e l'organizzazione dei vari progetti educativi), nell'ambito della struttura organizzativa si dà inoltre sempre più spazio alle assemblee, locali o nazionali. Si evolte ulteriormente la "questione politica", divenuta ormai centrale e irrinunciabile (non può non esistere una scelta e un impegno politico, gli scout sono "apartitici ma non apolitici"), il servizio prende strade sempre più nuove e di frontiera, si moltiplicano le iniziative di analisi del rapporto tra i due sessi, si cominciano a far strada in questo senso le proposte di ridiscussione dell'impianto "separatista" delle associazioni, anche il rapporto con la fede e la religione viene riconsiderato (la "spiritualità della strada", ad esempio, è un'idea che si afferma e diffonde in questi anni).

Queste esperienze e queste trasformazioni lasceranno molte tracce, ma la novità più importante sarà l'unificazione, nel 1974, delle due associazioni, con la nascita dell'Agesci, l'Associazione Guide E Scout Cattolici Italiani. L'unificazione rappresenta senz'altro unoi dei nodi fondamentali della storia dello scoutismo in Italia, le tappe e i percorsi che la precedettero sono molto importanti per comprendere il cambiamento che essa significò ma anche le numerose spaccature che provocò. La nascita dell'Agesci costitui' una svolta dal punto di vista culturale-pedagogico, ma anche una profonda novità nel tessuto socio-culturale italiano dell'epoca, apri' una fase completamente nuova nell'elaborazione dei programmi educativi e formativi e comportò anche la nascita di un nuovo, vasto apparato burocratico-organizzativo. La discussione che accompagnò la sua nascita fu molto vivace, ruotò principalmente attorno al valore della proposta di coeducazione, alla sua necessità e alsuo effettivo grado di recettibilità e non mancarono anche varie defezioni da parte di chi non condivideva i tempi, i modi, ma spesso anche la necessità dell'unificazione: si stavano unendo effettivamente due associazioni molto diverse sul piano vulturale (l'Asci rimaneva ancora molto legata ad uno "scoutismo tradizionale", mentre l'Agi sembrava più aperta a nuovi impulsi politico-culturali) ma anche squilibrate dal punto di vista numerico (l'Asci era molto più numerosa e capillarmente diffusa dell'Agi).

Superati quindi gli anni Sessanta (anche per gli scout quindi, come per tutto il paese, molto burrascosi e agitati ma sicuramente vivaci sul piano delle idee e dell'elaborazione culturale), ci si trova a fare i conti con la realtà del decennio successivo, pieno di nuovi orizzonti ma anche di tante e difficili contraddizioni. Con gli anni Ottanta cambia il rapporto con lo scoutismo internazionale, si intensificano i rapporti con le associazioni straniere, si sperimentano esperienze di cooperazione internazionale (con l'aiuto e l'appoggio degli scout dei paesi del Terzo Mondo) e, più recentemente, di intervento nei paesi in guerra, si dà molto spazio alla questione ambientale (il rapporto con la natura è da sempre al centro del percorso educativo ma viene ora aggiornato e inserito in una prospettiva diversa), aumentano e sono più organizzate e studiate le prese di poisizione di tipo politico (notevole è, ad esempio, l'impegno nelle regioni meridionali contro la mafia), si organizza e si imposta molto rigorosamente il servizio sociale nelle città, si assiste ad un boom di iscrizioni e l'associazione si ingrandisce ed espande considerevolmente.

Accanto a queste nuove tendenze, che coincidono, più o menò con quelle attuali, rimane una struttura sempre piiù decentrata ma molto rigida, a tratti esasperatamente burocratica, un legamen sempre profondo ma non privo di ambiguità con la chiesa cattolica e una enorme differenziazione di esperienze e di impostazione culturale tra i gruppi, che può essere una ricchezza ma anche una fonte di contraddizioni difficili da gestire e controllare.

La senzazione, del tutto personale e soggettiva, è che lo scoutismo sia ancora un modo originale e costruttivo per crescere e formarsi, una ricchissima alternativa all'universo televisivo e consumista che sovrasta tutto e tutti , ma uno strumento di complessa e difficile gestione, al cui interno coesistono spinte socio-culturali interessantissime ma strutture e metodi a volte vecchi e dannosi: è l'ennesima riproposizione, anche qui, dell'intreccio tra maggioranze e minoranze, centrale e onnipresente nella nostra società ma molto complesso da districare.